Sanità, i sindaci dicono “no” ai tagli
Cronaca bianca
19 Dicembre 2012

Sanità, i sindaci dicono “no” ai tagli

LANZO — Gli amministratori di zona non accettano le condizioni imposte dalla Regione per quanto riguarda la riorganizzazione dei servizi sanitari negli ospedali di Ciriè e Lanzo. Lo hanno ribadito nell’assemblea congiunta dei consigli comunali (con la Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone) che si è tenuta a LanzoIncontra, nella serata di lunedì 17 dicembre.
Questo dopo due ricorsi al Tar e uno, ancora pendente, al Consiglio di Stato. Ma anche dopo che il direttore generale dell’Asl To 4 Flavio Boraso ha ammesso: «Il mio compito è quello di predisporre il piano di riconversione». All’inizio del dibattito, il sindaco di Lanzo Tina Assalto ha subito ribadito che: «Qui si va al di là degli schieramenti politici, si lotta per un obiettivo comune e non c’è nessuna volontà di strumentalizzazione». Poi ha letto una lettera, inviata dai rappresentanti zonali della Lega Nord (Togni, Novero, Albano, Laziosi, Apruzzese, Persichella, Rossi, Turra, Berta) che hanno declinato l’invito perché: «…Non sarà finalizzato a trovare soluzioni concrete per la nostra sanità, ma solo per teleguidare una protesta in modo da creare un palco per gli interessi di partito ed elettorali della sinistra…». Ma la polemica politica, per fortuna, è subito stata smorzata. Dopo un rapido confronto tra sindaci e consiglieri, sui problemi che oramai tutti conoscono, l’assemblea ha approvato all’unanimità un documento che finirà all’attenzione del governatore del Piemonte Roberto Cota e dell’assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino. «Mi farò portavoce delle vostre istanze e vedrò di organizzare un incontro» – ha promesso l’assessore regionale al Lavoro Claudia Porchietto, presente in sala. Nelle due pagine si chiede che per l’ex Mauriziano il reparto di Medicina non abbia limitazioni sulla sua competenza. Che il day hospital oncoematologico resti in località Oviglia, in quanto complementare con la Medicina e con l’hospice. Che le sale operatorie mantengano l’operatività di day surgery. Gli amministratori pretendono poi che non si muovano da Lanzo i 25 letti della Lungodegenza, i 12 dell’hospice e tutti gli altri ambulatori , a cominciare dalla dialisi. «Il pronto soccorso deve comunque restare aperto nelle ore diurne – ha sottolineato l’Assalto – poi, se il reparto di riabilitazione cardipolmonare finirà a Ciriè, vogliamo che nell’ex Mauriziano ci siano laboratori di pneumologia e cardiologia adeguatamente attrezzati». Questo senza dimenticare la Tac, più volte promessa da Monferino, come le ambulanze medicalizzate 118 sul territorio.
«Ciriè deve invece restare un ospedale cardine con la presenza di tutti i reparti e del dea, da poco inaugurato – ha precisato il sindaco Brizio – Questo con la garanzia della permanenza dell’emodinamica. Perché dalle Valli di Lanzo è impensabile che una persona colpita da un attacco cardiaco debba raggiungere il Giovanni Bosco».
I politici hanno poi sottolineato l’importanza della sinergia tra le strutture di Ciriè e Lanzo. Ora non resta che vedere se la Regione accoglierà almeno qualcuna delle richieste inoltrate dagli amministratori del Ciriacese e dalle Valli di Lanzo. «O se l’ex Mauriziano, poco per volta diventerà un centro per curare la polmonite del nonno» – come ha detto il sindaco di Viù Daniela Majrano.

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