Un ricordo di Pia Trombetta, pioniera di aggregazione e integrazione (e “talent scout” di Sabrina Litizzetto)
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22 Gennaio 2019
Napoletana verace, con un passato di lotte. Aprì nell'87 La Cicala a Nole Canavese, una sorta di Piper campagnolo e ruspante

Un ricordo di Pia Trombetta, pioniera di aggregazione e integrazione (e “talent scout” di Sabrina Litizzetto)

Fra le iniziative portate avanti a Torino c’era quella di offrire gratuitamente la colazione ai bambini Rom, che in cambio si impegnano a frequentare la scuola

Sembra ieri, ma sono già cinque anni che se n’è andata Pia Trombetta, che dagli anni ‘80 fino alla sua morte, il 30 gennaio 2014, è stata un personaggio fondamentale per l’aggregazione, l’integrazione e la diffusione culturale, prima in provincia, poi nella difficile realtà urbana di Mirafiori sud.

Napoletana verace, con un passato di lotte e impegno politico, nel 1987 inaugura la birreria La Cicala a Nole Canavese: un localino fumosissimo che diventa subito un polo di incontro per i giovani del ciriacese. Ma Pia ha in mente qualcosa di diverso. E’ dal ’78, dagli anni del movimento “31 settembre”, nato per chiedere l’apertura di un centro sociale, che coltiva l’idea di uno spazio che non sia soltanto un pub e un ristorante, ma anche un polo dove poter fare musica e teatro. L’occasione arriva nell’estate del ’90, quando rileva un grande locale sul vago confine tra Fiano e La Cassa, che diventa uno di quei posti meravigliosamente incongruenti che solo l’estrema provincia può partorire.

In prima serata era un normale ristorante, poi, non appena questo cominciava a svuotarsi, arrivavano i rockers locali, motomuniti e intabarrati in giubbotti di pelle chiodata, per assistere ai concerti, suonati in un grande salone attrezzato con un impianto voce Lombardi, di quelli per i concerti all’aperto; e che, fra quattro mura, poteva diventare un ordigno acustico e che ebbe una sua responsabilità nella prematura chiusura del locale.

Si racconta che talvolta, durante la settimana, capitasse a tarda sera qualcuno della famiglia Agnelli per mangiare qualcosa in tranquillità, prima di entrare nella tenuta della Mandria. La Cicala diventa una sorta di Piper campagnolo e ruspante, dove non va in scena solo musica, ma anche la rassegna Cabaret..ti…amo. dove si esibiscono artisti destinati a grande fortuna, come Luciana Littizetto, che portò sul palco, davanti a pochi clienti perplessi, la sua coatta “Sabbry”, oppure Franco Neri, che presentava Professione meridionale e che poi divenne famoso come il calabrese di Oh Franco! a Zelig.

La Cicala visse alcuni anni fortunatissimi, poi, a causa soprattutto di problemi con il vicinato, chiuse i battenti. Trasferitasi a Torino, Pia gestì per qualche anno una mensa popolare in Via Mantova per conto della Cooperativa Incontro, fondata da Pasquale Cavaliere, e infine sbarcò nella complessa realtà di Mirafiori Sud, nella Locanda che ha sede all’interno della Casa del Parco, una struttura realizzata dal Comune di Torino nell’ambito del programma di recupero urbano di Via Artom e che si affaccia sul Parco Colonnetti, una vasta area verde dove vive una numerosa comunità Rom proveniente dalla Bosnia Erzegovina e con la quale, fin dall’apertura, Pia cercò di convivere nel migliore dei modi.

Fra le iniziative portate avanti c’era ad esempio quella di offrire gratuitamente la colazione ai bambini Rom, che in cambio si impegnano a frequentare la scuola.

Ci capitai in una domenica estiva del 2102, in occasione di Tribal Town, la grande festa organizzata ogni anno in collaborazione con la comunità senegalese. Non vedevo Pia da vent’anni e quasi non mi riconobbe. “Sei cambiato parecchio” mi disse. Lei invece era sempre uguale. C’era ancora poca gente, a parte gruppetti di ragazzini rom che scorrazzavano per il bar e nel parco. Lì per lì temetti un fiasco ma poi, con flemma africana, la gente cominciò ad arrivare e iniziarono le attività pomeridiane: laboratori di fiabe per bambini e corsi di danze e percussioni nella savana di parco Colonnetti. Dai condomini cominciarono a scendere intere famiglie con le sedie pieghevoli. Intanto fuori dal locale, su grandi tavoloni, Pia insieme a una ventina di ragazzi e ragazze africani cominciò a preparare la cena. E la sera, fra mercatini, profumi di spezie, danze e musica dal vivo, facevi fatica a capire dove ti trovavi. Per la prima volta il termine integrazione non mi sembrò astratto. Perché l’integrazione, quella vera, passa da queste semplici cose: ballare, suonare, mangiare insieme.

E solo Pia poteva organizzare un evento del genere. Ed è proprio per questo che oggi ancor più di allora, si sente la mancanza di qualcuno come lei.

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