Fuga da vaccino e mascherine: bimbi in “aula”, ma a casa loro
Cronaca
21 Settembre 2021
Il caso di alcune famiglie del Ciriacese

Fuga da vaccino e mascherine: bimbi in “aula”, ma a casa loro

L’anno scorso alla elementare Ciari una ventina di bimbi era rimasta a casa anche non in lockdown con tali motivazioni

Il rientro in classe per migliaia di studenti, peraltro strettamente correlato all’annoso problema dei trasporti, è un altro dei passaggi su cui sono in molti a tenere le dita incrociate affinché vada tutto bene: dagli istituti comprensivi della zona si mostra un (molto) cauto ottimismo e si garantisce l’adesione totale di docenti e collaboratori scolastici al greenpass, consapevoli però delle incognite pandemiche che pesano sulle dinamiche scolastiche anche tra no vax, no mask e no dad (l’anno scorso alla Ciari una ventina di bimbi era rimasta a casa anche non in lockdown con tali motivazioni). E del resto, esistono nel nostro territorio già dei comitati ad hoc, a uno di questi aderisce una trentina di genitori della zona che si stanno organizzando per aprire una scuola parentale dove «salvare i figli da vaccini e mascherine».

A riguardo, la scorsa settimana alla partenza delle lezioni, in zona, sarebbero infatti dovuti essere una trentina i bimbi della zona le cui famiglie, in ossequio alle loro idee anti vax, anti mask ed anti sistema più in generale, si erano organizzate per non mandare più nelle scuole pubbliche o anche paritarie i propri figli e costituire quella che viene definita una scuola di modello parentale. Opzione peraltro prevista dalla Costituzione fatta salva la verifica puntuale ogni anno attraverso esami privatistici ma pur sempre di fronte ad una commissione dello Stato.

Una decisione comunque estrema, che al momento interessa poco più di una mezza dozzina di bambini ma che soprattutto le rispettive famiglie stanno comunque portando avanti, al momento – da quel che si riesce a sapere (non parlano volentieri con i giornalisti che gli stessi definiscono “servi e mercenari” del Potere) – non senza difficoltà: a cominciare dal metodo itinerante delle lezioni (di volta in volta a casa degli aderenti: un giorno a Corio, l’altro a Ciriè, un altro ancora a Nole e via dicendo in attesa di una sede vera e propria, come accade già in Canavese a Mazzè per esempio, ndr), che spesso si tengono anche in giardino, per finire al reperimento di competenze adeguate per quelli che in granparte rimangono ad ora docenti e lezioni improvvisati.

Rimane poi il nodo della scuola-agenzia di socializzazione e condivisione a 360 gradi, non settariamente. E questa non è un’altra storia…

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