Piste abusive nei boschi: in sei nei guai
Ambiente, Prima pagina
8 Novembre 2023
I tracciati sono stati realizzati all’interno del Parco La Mandria e nella Riserva della Vauda

Piste abusive nei boschi: in sei nei guai

Tutti sono stati sorpresi dai guardiaparco oppure filmati dalle fototrappole

In sei sono finiti nei guai in sei per aver realizzato delle piste abusive da cross per mountain bike all’interno dei boschi del parco La Mandria e della Riserva Naturale della Vauda. Tutti sono stati sorpresi dai guardiaparco oppure filmati dalle fototrappole – telecamere che possono essere spostate e sistemate in diverse zone del bosco – e ora dovranno pagare sanzioni per un totale di 10mila e 680 euro oltre al ripristino dell’ambiente. Un’operazione che, sovente, costa più della multa. Al momento i sei sanzionati sono stati «beccati» solo all’interno dell’immensa area della Mandria mentre nella Riserva della Vauda i controlli effettuati sia nella zona di San Carlo che presso l’area militare non hanno sinora permesso l’individuazione dei responsabili. Che tra l’altro rischiano anche una denuncia penale per introduzione in zona militare. Negli ultimi tempi i guardiaparco dell’Ente Parchi Reali sono stati impegnati nel contrastare questo tipo di violazioni ambientali all’interno delle aree protette, con l’impiego di pattuglie a piedi nei boschi. Controlli che continueranno e verranno anche potenziati nel prossimo futuro, come spiega la direttrice del Parco, Stefania Grella: «Questa violazione può provocare importanti danni ambientali e costare molto cara ai trasgressori – inizia la dirigente delle aree protette -. In questi anni si assiste ad una crescente frequentazione dei nostri boschi da parte di cicloamatori. Le ragioni sono a tutti evidenti: vi à una sempre maggiore diffusione delle bici a pedalata assistita a cui si affianca l’esigenza di praticare attività motoria e sportiva in aree naturali, stando lontani dal traffico veicolare». Continua la Grella: «Se da un lato il semplice passaggio su percorsi già tracciati non causa generalmente problematiche ambientali, si possono invece verificare danni importanti nella realizzazione all’interno dei boschi di nuovi tracciati, a cui spesso fa seguito il taglio non autorizzato di alberi e anche l’installazione di veri e propri manufatti quali salti, paraboliche, ostacoli di vario genere, ricavati dai materiali naturali reperibili sul posto come terra e legname». Secondo i tecnici i danni maggiori sono causati proprio dalla compattazione del suolo che determina difficoltà di germinazione per le giovani piantine compromettendo quindi la rinnovazione vegetale e favorendo lo scorrimento più incisivo delle acque piovane e l’erosione dei versanti visto che i bikers cercano spesso terreni con particolare pendenza. «Inoltre – evidenzia la Grella - in ambienti sensibili si può arrecare disturbo alla fauna selvatica». Per questo l’Ente Parco sta conducendo un’attività di prevenzione, per sensibilizzare le scuole di mountain bike impegnate nella promozione di uno sport che coinvolge molti ragazzi e che, soprattutto dopo la pandemia, ha preso davvero piede. «È senz’altro un bene che questa attività fisica venga praticata in luoghi naturali lontani dai pericoli presenti nelle strade percorse da auto e camion – termina la direttrice - ma a volte si ignora la normativa che protegge i nostri ecosistemi naturali e i potenziali danni che tale attività può arrecare».

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cross mountain bike

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