La Consulta regionale femminile contro le mutilazioni genitali delle donne
Consiglio Regionale
6 Febbraio 2026

La Consulta regionale femminile contro le mutilazioni genitali delle donne

“Le mutilazioni genitali femminili sono una grave violazione dei diritti umani, una forma di violenza che colpisce il corpo e la dignità di milioni di donne e bambine. È dovere delle istituzioni contrastarle con fermezza, attraverso prevenzione, informazione e tutela delle vittime”, ha dichiarato la consigliera segretaria Valentina Cera, delegata alla Consulta femminile regionale, in occasione del 6 febbraio, in cui ricorre la Giornata internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili (Mgf), istituita nel 2012 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “La Consulta riconosce l’importanza di rafforzare le reti territoriali, favorire la formazione degli operatori e promuovere azioni culturali di lungo periodo per contrastarne le radici profonde. È essenziale continuare a lavorare per aumentare la consapevolezza, rafforzare la legislazione e promuovere l’abbandono di questa pratica attraverso l’educazione e il supporto alle comunità coinvolte”, afferma Fulvia Pedani, presidente della Consulta femminile regionale. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), globalmente vi sono oltre 230 milioni di donne e ragazze ad aver subito mutilazioni genitali femminili e ogni anno sono circa 3,9 milioni le bambine al di sotto dei 15 anni che purtroppo si aggiungono a questi numeri. Vi sono vari tipi di mutilazioni genitali femminili, con diverso grado di criticità e mutilazione, tra cui l’infibulazione è la più mutilante. Sono una pratica ancestrale crudele e degradante, ampiamente diffusa ancora oggi e molto difficile da sradicare. Secondo una ricerca congiunta dell’Università Bicocca di Milano e dell’Università di Bologna, nel 2025 sono circa 88.500 le donne che vivono in Italia sottoposte a Mgf, la grande maggioranza delle quali nate all’estero (98%) e, tra queste, migliaia di giovani sotto i 15 anni. L’Italia è infatti uno dei Paesi che ospita il maggior numero di donne sottoposte a mutilazioni genitali femminili, in conseguenza di un consistente flusso migratorio di donne provenienti da Paesi dove questa pratica è molto diffusa come l’Egitto, la Nigeria, l’Etiopia e il Senegal. Secondo una ricerca dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere sulle mutilazioni genitali femminili nell’Unione europea, in Italia dal 15% al 24% delle ragazze sarebbero a rischio di questa pratica su una popolazione totale di 76.040 bambine e ragazze minorenni provenienti da Paesi in cui avviene la Mgf. “Serve un impegno politico e culturale continuo, capace di coinvolgere le comunità e rafforzare i servizi sul territorio. Difendere l’autodeterminazione delle donne significa costruire una società più giusta, libera e consapevole”, aggiunge Cera. La legge italiana condanna penalmente tali pratiche, tuttavia urge potenziare un approccio integrato e multidimensionale che non si limiti alla denuncia del fenomeno. “Questa Giornata non deve essere colta come un ricordo simbolico, ma come un’opportunità concreta per rafforzare l’impegno regionale per l’eliminazione delle Mgf”, conclude Pedani. “È necessario promuovere sensibilizzazione e informazione diffusa, sostegno sanitario, psicologico e sociale per chi ha subìto mutilazioni e favorire una coalizione con associazioni, servizi sanitari e comunità per prevenire nuove violenze”.

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