L’orrore dietro il “clic”: stroncato il business dei cuccioli malati
Ambiente, Animali
9 Marzo 2026
Dalle gabbie del Boschetto di Chivasso ai profitti sul web, operazione dei carabinieri forestali e del Nucleo Cities

L’orrore dietro il “clic”: stroncato il business dei cuccioli malati

Oltre 400 animali venduti illegalmente per un ricavo di 230mila euro. La Procura di Ivrea chiede il rinvio a giudizio per tre allevatori e due veterinari: accuse pesanti che vanno dal maltrattamento all'associazione a delinquere

Non erano allevatori, erano mercanti di sofferenza. Dietro le foto patinate di cuccioli carini pubblicate sui siti di annunci, si nascondeva un girone infernale fatto di gabbie minuscole, parassiti e morte. La località Boschetto di Chivasso, per cinque anni, è stata il teatro di quella che i Carabinieri Forestali hanno ribattezzato «Banda Bassotti»: una fabbrica di cani abusiva che ha trasformato l’amore per gli animali in un bancomat da 230 mila euro.

Dal 2018 al 2023, oltre quattrocento cani sono passati per le mani di una donna di 65 anni e dei suoi due figli. Animali tenuti in condizioni igieniche inaccettabili, ammassati in pochi metri quadri dove virus mortali come la parvovirosi e parassiti come la giardia correvano indisturbati. Molti cuccioli non ce l’hanno fatta; altri sono stati venduti a famiglie ignare, portando con sé malattie infettive e il trauma di un inizio di vita vissuto nell’oscurità di un sequestro ambientale.

Oggi la Procura di Ivrea chiede il conto. Il PM Daniele Piergianni ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per i tre componenti del nucleo familiare e per altre tre persone, tra cui due veterinari. Le accuse sono pesanti: associazione a delinquere, maltrattamento e abbandono di animali. L’udienza preliminare, fissata per il prossimo 5 maggio, dovrà stabilire le responsabilità di chi, secondo l’accusa, ha gestito questo traffico e di chi avrebbe dovuto vigilare e non l’ha fatto.

l sistema era ben oliato. I cuccioli, spesso semplici meticci, venivano spacciati online come esemplari di razza pura. Qui entra in gioco il ruolo oscuro dei professionisti: secondo la ricostruzione della Procura, i veterinari coinvolti avrebbero alterato le registrazioni dell’anagrafe canina per “nobilitare” il pedigree di animali che, in realtà, non lo avevano. Un castello di bugie burocratiche costruito sulla pelle degli animali e dei loro nuovi padroni.

«Un segnale chiaro contro chi sfrutta gli animali per profitto», commenta Piera Rosati (Lndc Animal Protection). «Ci auguriamo che il processo faccia piena luce su questo mercato illegale».

Le foto scattate dai militari durante il sopralluogo del 16 ottobre 2023 restano impresse: occhi terrorizzati dietro le sbarre, sporcizia ovunque e la sensazione di un business che ha calpestato ogni briciolo di etica. Se i legali dei veterinari sostengono la totale estraneità dei loro assistiti, il materiale raccolto dai carabinieri racconta una storia di sistematico sfruttamento.

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