Ciclisti travolti a Lanzo, l’Uncem e Cassani: «Basta follia, serve una nuova cultura della strada e corsie riservate»
Il presidente Uncem Bussone e l'ex CT Cassani intervengono sul tentato omicidio dei ciclisti. Chiesto un cambio culturale, corsie delimitate e stop all'odio social
LANZO TORINESE. Il tentato omicidio (opurimo) di via Loreto a Lanzo, dove il 73enne Giuseppe Campagna ha travolto d’intento un gruppo di amatori dopo un diverbio per un sorpasso, travalica i confini della cronaca locale e riaccende violentemente il dibattito nazionale sulla sicurezza di chi pedala e sulla convivenza tra auto e biciclette.
A scagliarsi con durezza contro l’accaduto e contro il clima di intolleranza stradale è Marco Bussone, Presidente nazionale dell’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani).
«L’episodio gravissimo di totale follia a Lanzo non è solo un atto da condannare come quello di un pazzo che sfoga così la sua rabbia. È uno dei troppi incidenti sulle strade che coinvolgono ciclisti, fino alla loro morte. Tanti, troppi, come ci ricorda la Fondazione Scarponi. Una norma da sola non basta più. Serve costruire un’altra cultura del ciclismo, che è montagna, e la montagna è ciclismo».
Le proposte Uncem: «Fila indiana superata e linee di delimitazione come in Francia»
Secondo il presidente Uncem, occorre un cambio radicale nella percezione e nelle infrastrutture della rete viaria pedemontana e montana:
- Superare il mito della fila indiana: «Bisogna spiegare a tutti gli utenti delle strade che viaggiare al centro della carreggiata per un ciclista, o per un gruppo, è spesso la scelta più sicura per tutti. I ciclisti vanno sorpassati esattamente come si sorpassa un’automobile».
- Infrastrutture dedicate: «Tracciamo finalmente sulle carreggiate linee delimitanti le parti di strada riservate ai ciclisti, sul modello di quanto si fa già in Francia».
- Nuovo modello di sviluppo: Un supporto politico e culturale per la fruizione sostenibile del territorio montano, dove la convivenza tra i mezzi deve diventare la norma.
L’allarme dell’ex CT Davide Cassani: «Un meccanismo pericoloso anche sui social»
Sulla stessa linea di sdegno si è espresso l’ex Commissario Tecnico della Nazionale italiana di Ciclismo, Davide Cassani, amareggiato non solo dalla dinamica del duplice investimento, ma anche dalla reazione di odio verbale comparsa in rete nelle ore successive al fatto.
«C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui si commentano questi episodi — ha evidenziato l’ex CT —. Di fronte a un atto di una gravità inaudita, sul web si finisce quasi per mettere sotto processo le vittime, chiedendosi se ‘se la siano cercata’ o se ‘occupassero la strada’. È un meccanismo perverso e pericoloso: un conto è discutere delle infrazioni del codice della strada, un altro è giustificare un’aggressione con un’auto».
Mentre i quattro ciclisti ricoverati al CTO e al San Giovanni Bosco proseguono le cure p e l’investitore resta agli arresti domiciliari per tentato omicidio, dal territorio e dal mondo del pedale si leva un unico grido: fermare l’odio su strada prima della prossima tragedia.

