L’incendio appiccato dai “pompieri” del web: la scorciatoia di Forza Nuova in via Remmert
Dalla propaganda della gogna social alla ronda d estrema destra
C’era da aspettarselo. Quando per settimane si soffia sul fuoco del degrado stiracchiando la realtà, mischiando in un unico “minestrone” il teppismo di qualche minorenne, le classiche litigi condominiali e il malcelato fastidio per il minimarket bengalese della zona, il risultato finale è servito su un piatto d’argento. E il risultato ha i connotati più prevedibili e deprimenti: le felpe nere, la retorica muscolare e la scorciatoia securitaria di Forza Nuova.
L’annuncio della cosiddetta “passeggiata per la sicurezza” promossa da Ferdinando Candusso (militante ciriacese che è anche consigliere comunale ad Ala di Stura) per martedì sera (domani, martedì 22 settembre) con ritrovo attorno alla stazione di Ciriè, ad un tiro di schioppo dall’ormai suo malgrado famigerata via) rappresenta esattamente quel salto di qualità che era facile presagire. E poco importa che per dare corpo alla narrazione dell’emergenza permanente si debba ricorrere a un puzzle sgangherato di episodi slegati tra loro – riesumando persino le aggressioni al personale sanitario in ospedale, che con la vivibilità di via Remmert c’entrano quanto i cavoli a merenda. La tattica è vecchia come il mondo: alimentare la percezione del caos per poi proporsi come sedicenti giardinieri dell’ordine.
La verità è che via Remmert – come altre aree della città peraltro – sconta problemi reali ma complessi. Sconta l’inciviltà di baby-bivacchi a base di schiamazzi e lattine lanciate, sconta la carenza di spazi di aggregazione giovanile e sconta soprattutto una narrazione tossica che sui social ha trasformato un problema di vivibilità e decoro urbano in un bersaglio da additare. Con la beffa di veder finire sulla gogna digitale (al netto della solidarietà per fortuna anche incassata) – o, peggio, all’ospedale dopo un pestaggio – proprio chi in quel quartiere ci lavora ogni giorno, come i gestori del negozio di vicinato.
A fronte di ciò, le risposte istituzionali ci sono e sono misurabili: il piano di presidio della Polizia Locale, i controlli dei Carabinieri, le verifiche delle telecamere (che soltanto poche settimane fa hanno ridimensionato la paventata “maxi rissa” del 2 settembre a una lite tra due giovanotti locali a fronte della fake dei sessanta divisi tra fazioni di italiani e magherebini, smentendo le ricostruzioni più paranoiche). Insomma risposte reali, magari non del tutto risolutive ma trasparenti… democratiche.
Ciò di cui la nostra città non ha alcun bisogno è invece la patetica divisa del “rondistico fai-da-te” di marca neofascista, che nulla risolve e tutto esaspera. Ma la vera responsabilità sta a monte: risiede in quella comunicazione irresponsabile – spesso alimentata anche da settori che si direbbero progressisti ma che hanno ceduto alla tentazione della pancia e del click – che ha spianato la strada a questa speculazione.
Ora il rischio è che la via si trasformi nel teatro di un derby ideologico a sfondo muscolare, con il presidio dell’area antifascista annunciato in contemporanea alla ronda. La speranza è che prevalgano la ragione e la fermezza del senso civico. Ciriè non ha bisogno di sceriffi improvvisati né di micce accese sul pianerottolo di casa: ha solo bisogno di comunità, legalità repubblicana e risposte serie ai problemi di tutti i giorni.
(Immagine in home didascalica realizzata con AI)

