Giallo di Leini, svolta dopo 17 anni: c’è un secondo indagato per il feroce assalto alla villa dei Tedoldi
Cronaca nera
15 Giugno 2026
L'inchiesta si allarga e si intreccia in modo macabro con un altro delitto

Giallo di Leini, svolta dopo 17 anni: c’è un secondo indagato per il feroce assalto alla villa dei Tedoldi

Oltre a Milan Uskokovic, il cittadino serbo di 64 anni già a processo, spunta un nuovo nome nel registro degli indagati con le accuse pesantissime di rapina e tentato omicidio

LEINI / TORINO. Un incubo iniziato nella notte del 16 aprile 2009 in una villa di via Fornacino, a Leini, e rimasto per quasi due decenni uno dei cold case più efferati della cronaca nera torinese. Oggi, quell’assalto selvaggio alla famiglia Tedoldi registra una clamorosa e inattesa svolta investigativa: c’è un secondo uomo indagato, un complice rimasto nell’ombra per 17 anni e oggi identificato grazie ai rilievi scientifici del Ris di Parma e agli accertamenti del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Torino.

L’inchiesta si allarga e si intreccia in modo macabro con un altro delitto. Oltre a Milan Uskokovic, il cittadino serbo di 64 anni già a processo, spunta un nuovo nome nel registro degli indagati con le accuse pesantissime di rapina e tentato omicidio.

Quella notte di terrore nel 2009

Per capire la portata della svolta bisogna fare un salto indietro nel tempo. Diciassette anni fa, una banda di almeno tre persone fece irruzione nella casa dei Tedoldi agendo con una violenza inaudita:

  • Davide Tedoldi, all’epoca poco più che ventenne, venne picchiato selvaggiamente con il calcio di una pistola, accecato con spray urticante e lasciato in fin di vita. Il giovane finì in coma e ancora oggi convive con le gravissime lesioni di quella notte.

  • La madre, Pasqualina Rubatto, fu minacciata, rapinata di 18mila euro e segregata in bagno con il nastro adesivo sulla bocca.

  • Il padre, Italo Tedoldi, si salvò per miracolo: i banditi tentarono di soffocarlo con un cuscino e l’uomo riuscì a sopravvivere solo avendo la prontezza di fingersi morto, spingendo la banda a fuggire.

L’incrocio macabro: il cadavere scoperto nel 2025

Le indagini, rimaste a lungo arenate, hanno subìto un’accelerazione improvvisa dopo il ritrovamento di un cadavere nel 2025 in un terreno a strada Villaretto, alla periferia nord di Torino. I resti appartenevano (nelle foto le ricerche dell’epoca del cadavere da parte dei carabinieri) a Momcilo Bakal, detto “Momo”, un imprenditore edile bosniaco svanito nel nulla nel 2016.

Secondo la Procura di Torino, Bakal faceva parte del commando di Leini e sarebbe stato avvelenato con un’overdose di sedativi proprio dal complice, Uskokovic, che poi ne avrebbe occultato il corpo in una fossa per nove anni. Scavando attorno all’omicidio di “Momo”, i Carabinieri sono riusciti a chiudere il cerchio e a dare un nome anche al terzo uomo della banda, rimasto finora un fantasma.

Udienza a novembre: si valuta il tentato omicidio

Il processo a carico di Uskokovic è stato rinviato al prossimo novembre. Una pausa necessaria alla Procura per depositare la consulenza medico-legale della dottoressa Valentina De Biasio, incaricata di valutare i danni permanenti subiti da Davide Tedoldi. Sarà proprio questa perizia a pesare come un macigno sulla nuova contestazione di tentato omicidio. Dopo 17 anni di silenzio, il muro di omertà della banda di via Fornacino sta definitivamente crollando.

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