Addio al medico dei partigiani
Cronaca bianca
25 Gennaio 2012

Addio al medico dei partigiani

«Non avete idea di cosa vuol dire ridare a una persona sofferente la gioia di vivere». Si può riassumere così la grande umanità di Simone Teich Alasia. Il chirurgo plastico, fondatore del Centro Grandi Ustionati del Cto, è scomparso il 17 gennaio all’età di 96 anni. Era nato a Budapest nel 1915 da famiglia ebraica e, per studiare medicina si era trasferito a Torino. Dovette subire le famigerate “leggi razziali” con l’internamento nelle Marche, da dove fuggì. Raggiunse Torino e si unì ai partigiani delle Valli di Lanzo, per i quali organizzò, in modo prodigioso e con la solidarietà della popolazione, un ospedalino da campo ai Ricchiardi, in Val Grande, presso le scuole. “Il periodo trascorso nelle valli di Lanzo è estremamente breve se paragonato alla vita di un uomo; eppure quei ricordi occupano tuttora la mia memoria con una prepotenza assoluta”. Così “il dottore dei partigiani” ricordava con emozione il suo straordinario apporto alla lotta partigiana, che ha raccontato in “Un medico della Resistenza – I luoghi, gli incontri, le scelte”, pubblicato da Seb 27 nel 2010. Una sua relazione del 14 dicembre ‘44, conservata presso l’Istoreto, ne spiega, più di tante parole, l’operato. “Nei primi giorni di settembre il numero dei ricoverati nell’ospedale della XX Brigata a Ricchiardi si aggirava sulle 20 persone (…) ricevetti l’ordine di sfollare l’ospedale. Li inviai, accompagnati da due infermieri, al Rifugio della Gura dove rimasero per cinque giorni. Nell’ospedale restai io con altri due infermieri ed un ferito intrasportabile (…). Dopo qualche giorno si riaccesero i combattimenti che portarono ad un aumento notevole dei feriti. Inoltre vennero inviati all’ospedale diversi feriti della IV Divisione. (…) Il giorno 17 settembre ricevetti nuovamente l’ordine di sfollare l’ospedale e trasportare i feriti in Francia. Quattro intrasportabili vennero nascosti in diversi luoghi tra Ricchiardi e Forno Alpi Graie. A loro disposizione rimase un infermiere. Gli altri furono inviati il giorno stesso al Rifugio Daviso. Dall’ospedale venne trasportato e nascosto tutto il materiale sanitario; gli oggetti in imprestito dalla popolazione vennero restituiti. Il giorno seguente tutti i feriti e malati che camminavano riuscii a condurre in Francia. A Bonneval vennero consegnati al medico dei partigiani francesi (…) Io con un infermiere dopo una settimana circa rientrai nella Val Grande, per riprendere la sorveglianza dei feriti nascosti nella vallata Vennero poi trasportati nella Villa Pol a Pialpetta. Così siamo riusciti a mettere in salvo tutti i ricoverati e si è salvato pure tutto il materiale sanitario”. Queste cose le fanno soltanto gli uomini veri. Qualcuno li chiama eroi. Il “dottor Silvio” fu uno di loro.

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