La voce della montagna porta la firma di Blatto
Sport
25 Gennaio 2012

La voce della montagna porta la firma di Blatto

La voce della montagna valligiana porta ancora una volta la firma di Marco Blatto, che sabato 21 gennaio interverrà al convegno alpinistico nazionale organizzato dal Comitato Julius Kugy con il patrocinio della sezione XXX Ottobre del Cai di Trieste e del Gism.
Novità dell’evento la creazione di un nuovo gruppo di alpinisti che, oltre all’attività di alto livello tecnico culturale e l’appartenenza a varie realtà d’élite, sono accomunati da un concetto di montagna idealistico ed etico piuttosto che sportivo, quale era tra i padri fondatori del Gism nel lontano 1929. Ne fanno parte per ora, oltre a Blatto, Alessandro Gogna, Spiro Dalla Porta Xydias, Roberto Mazzilis, Ariella Sain, Marcello Babudri, Armando Aste, Franco Perlotto, Christian Roccati, Mauro Corona, Sergio De Infanti, Angelo Siri, Fulvio Scotto e Dante Colli, tutti membri Accademici.
«Sarà importante portare proprio dalle Valli di Lanzo – spiega Blatto – la testimonianza di uno degli ultimi movimenti di pensiero romantico maturati sulle Alpi occidentali, noto come le “Antiche Sere”. Questo breve periodo, tra il 1980 e il 1983, fu conseguente al “Nuovo Mattino” ed ebbe nuovamente in Gian Piero Motti il suo mentore spirituale. Ma a differenza del movimento “Nuovo Mattino”, in qualche modo rivoluzionario anche dal punto di vista più tecnico, le “Antiche Sere” costituirono un altissimo momento artistico e poetico. Con l’invenzione dell’universo roccioso del vallone di Sea senza il bisogno reale d’arrampicarvi, Motti diede prova di sensibilità e di natura visionaria in un momento in cui la scalata stava inesorabilmente scivolando verso la sportivizzazione. L’oggi in alpinismo e nel mondo della scalata è complesso e ricco di sfaccettature, ma già la parte più intima della “new generation” reclama una scalata e una montagna non banalizzata e addolcita come è avvenuto per decenni. Senza reducismi eccessivi, possiamo recuperare dal passato degli insegnamenti importanti, ad esempio non intendendo l’alpinismo come uno sport per tutti, grazie magari al chiodo ultrasicuro o facilitazioni d’altro genere, ma come un vero stimolo per la conoscenza di sé ridisegnando il rapporto con la montagna. Bisogna saper scegliere e rinunciare, non pretendere.
Un nuovo vento soffia da est come da ovest. Questo è quanto ci siamo ripromessi d’affermare a Trieste».

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