Approvata in Consiglio regionale la nuova legge sulle “terre alte”
Economia e Lavoro
11 Marzo 2014

Approvata in Consiglio regionale la nuova legge sulle “terre alte”

Voto favorevole del Consiglio regionale sull’articolato presentato dagli assessori Vignale e Molinari. Una legge in linea con le norme nazionali sugli enti locali che da dà speranza ai sindaci e agli amministratori, ma anche al personale degli enti.
Con l’approvazione del disegno di legge sulla montagna da parte del Consiglio regionale si apre finalmente una fase nuova nelle politiche del Piemonte per lo sviluppo e la crescita dei 553 Comuni delle Terre Alte. Le Unioni montane di Comuni, secondo quando affermano le norme nazionali in materia di enti locali, sono il naturale soggetto per coordinare l’organizzazione dei servizi associati tra i Comuni delle aree montane, nonché agevolare investimenti e attività di promozione, sviluppo, innovazione per più della metà del Piemonte. Lo afferma il presidente dell’Uncem Piemonte, Lido Riba, con i vicepresidenti della Delegazione dell’Unione dei Comuni, delle Comunità e degli enti montani, Giovanni Francini e Dina Benna. “Finalmente apriamo una pagina nuova nella storia degli enti locali e del nostro territorio”, aggiungono Roberto Colombero (sindaco di Canosio) e Paola Vercellotti (presidente Comunità montana Tre Valli (BI). Cinquanta anche oggi gli amministratori delle Terre Alte presenti nell’Aula di Palazzo Lascaris; tra gli altri Ugo Boccacci (presidente Comunità montana Alpi del Mare), Ernestina Assalto (sindaco di Lanzo), Daniela Majrano (Viù), Stefano Dho (vice sindaco di Peveragno), Paolo Marchesa Grandi (sindaco di Loreglia), Roberto Bergeretti (presidente Unione montana Val Chisone), Silvio Varetto (presidente Unione montana del Gran Paradiso), Alessandro Gaudio (presidente Comunità montana Alto Canavese), Marina Carlevato (presidente Comunità montana del Canavese), Gino Fussotto (presidente Comunità montana Valle Elvo), Giovanni Meaglia (sindaco di Sparone), Bruno Vallepiano (sindaco di Roburent), Mariarosa Colombatto (Varisella), Beppe Giacomelli (Groscavallo), Dino Matteodo (sindaco di Frassino); sei gli amministratori di Ostana presenti in aula. Rappresentate tutte le vallate alpine piemontesi, insieme a chiedere – come già martedì scorso – una veloce approvazione del testo varato dagli assessori Vignale e Molinari. “Abbiamo vissuto quattro anni complessi – spiegano gli amministratori – e lo abbiamo detto chiaramente ai Consiglieri regionali a margine del dibattito. La legge montagna restituisce dignità ai territori, chiamati a lavorare insieme su una serie di temi fondamentali per la montagna e per lo sviluppo integrato del Piemonte, superando i gap con le aree urbane. Non siamo più il margine dell’impero”.
La legge Montagna prevede che le nuove Unioni montane di Comuni (da comporre entro il 15 aprile 2014) si occupino di bonifica territoriale (opere per la prevenzione del dissesto idrogeologico, come avviene dagli anni Sessanta), informatizzazione innovazione Ict e servizi informativi per i Comuni, ricomposizione fondiaria (superamento della forte parcellizzazione del territorio agricolo e forestale: in Piemonte vi sono 5mln di particelle catastali), oltre che di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale, economia forestale, energie rinnovabili, opere di manutenzione ambientale, difesa dalle valanghe, turismo in ambiente montano, artigianato e produzioni tipiche, mantenimento dei servizi essenziali, servizio scolastico, incentivi per l’insediamento nelle zone montane. Definiti i cespiti per la formazione del “fondo regionale montagna” (articolo 5) che ammonta a 14 milioni di euro; alla copertura si provvede con una quota dei diritti di escavazione delle cave, una quota di Irap, una quota dei canoni per l’imbottigliamento delle acque minerali, una quota dell’addizionale regionale sul consumo di gas metano. Non c’è tempo da perdere. “Con le Unioni la montagna è già pronta a lavorare per lo sviluppo puntando sui fondi europei. La Regione dovrà fare la sua parte – evidenzia Riba – garantendo i fondi per pagare il personale delle Unioni nonché permettere il cofinanziamento dei progetti UE che i nuovi enti andranno a gestire”.

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