‘Ndrangheta, uno degli arrestati è iscritto al Pd di Venaria
Cronaca nera
4 Luglio 2014

‘Ndrangheta, uno degli arrestati è iscritto al Pd di Venaria

Sposato, due figli piccoli, una bella casa a Venaria Reale, due società di costruzioni edili, uno yatch attraccato ad Imperia. Una vita perfetta quella di Vincenzo Donato, 48 anni, mai un guaio con la giustizia. Fino all’altra mattina, quando i carabinieri del Ros lo hanno arrestato per l’operazione San Michele, con le accuse di associazione mafiosa e riciclaggio. Perchè Donato, per gli inquirenti, è affiliato alla ‘ndrina di San Mauro Marchesato distaccata nel Torinese. In tasca, però, l’imprenditore aveva anche la tessera del Pd di Venaria, presa lo scorso anno nel circolo cittadino di via Palestro. Un improvviso innamoramento per la politica? No. Vincenzo Donato sarebbe stato arruolato dalla corrente vicino all’ex vice sindaco della Reale Salvino Ippolito, per racimolare voti in favore del sindaco di Nichelino Giuseppe Catizone, candidato alle scorse elezioni Europee in quel collegio. E il compito lo avrebbe svolto bene visto che Catizone ottenne ben 227 preferenze personali, alle spalle solo di Alessia Mosca, Mercedes Bresso e Sergio Cofferati. Ma, oggi, a Venaria, nessuno sembra conoscere Donato. «Non era di sicuro un militante, io non so nemmeno che faccia abbia – ammette Elio Perotto, il segretario cittadino del Pd, che conta 465 iscritti – Quando abbiamo capito quello che era successo ho subito scritto al tesoriere e al segretario provinciale del partito. Intanto la commissione di garanzia del Pd l’ha già sospeso e non potrà più rinnovare la tessera. Se è stato accompagnato da qualcuno non me lo ricordo, comunque tutta questa vicenda mi secca parecchio». Laconico il sindaco della Reale, Giuseppe Catania: «Non so chi sia Vincenzo Donato, deve risponderne il Pd». A Venaria, diventata polo internazionale della cultura dopo il recupero della Reggia sabauda, la situazione politica è tutt’altro che tranquilla e l’arresto di Vincenzo Donato non fa che aumentare le tensioni. Giovedì 3 luglio, dopo anni di minacciati ultimatum, il Pd ha deciso di ritirare dalla maggioranza del primo cittadino Giuseppe Catania, i suoi due assessori, il vicesindaco Vincenzo Russo e quello al Bilancio, Salvatore Borgese. «Da due anni e mezzo la vita amministrativa è bloccata – avverte Perotto – non c’è mai stato un confronto». E lunedì prossimo in Consiglio comanale si dovrà votare il bilancio. Catania rischia di non avere i numeri. Ma avverte: «Non mi dimetterò, mi dovranno sfiduciare».

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