Azzardo e mafie in Piemonte: nel 2024 giocati oltre 9 miliardi di euro
Il Caso, Prima pagina
10 Febbraio 2026
Presentato in Consiglio Regionale il dossier "Azzardomafie" di Libera

Azzardo e mafie in Piemonte: nel 2024 giocati oltre 9 miliardi di euro

Focus sulla situazione regionale e nazionale

Posto che anche nel territorio ormai gli utenti del Sert sono più persone ludopatiche che tossicodipendenti, il dossier di Libera, presentato in Consiglio Regionale, scatta una fotografia allarmante: il Piemonte è tra le regioni del Nord con più clan attivi nel settore. Sotto la lente anche la legge regionale, giudicata tra le meno efficaci in Italia.

L’azzardo in Italia non conosce crisi, ma i costi sociali e di legalità iniziano a presentare un conto salatissimo. Nel 2024, gli italiani hanno speso oltre 157 miliardi di euro in giochi della sorte. Un dato che nasconde un’emergenza sanitaria: 1,5 milioni di persone sono giocatori patologici e altri 1,4 milioni sono a rischio moderato.

I dati sono emersi dal dossier “Azzardomafie” dell’associazione Libera, illustrato da Maria José Fava presso la Commissione legalità della Regione Piemonte, presieduta da Domenico Rossi.

Il caso Piemonte: i numeri del gioco

Nella nostra regione la spesa complessiva ha superato i 9,5 miliardi di euro, con una prevalenza del gioco online (5,2 miliardi) rispetto a quello fisico (4,2 miliardi).

La media di spesa per ogni abitante — inclusi i minori, nonostante il divieto di legge — è di 2.232 euro. Ecco il dettaglio delle province più colpite:

  • Torino: detiene il primato per volume di gioco con oltre 2,1 miliardi di euro (2.347 euro pro capite).

  • Asti: è la provincia con la spesa pro capite più alta: ben 2.961 euro per abitante.

  • Verbania: segue con 2.728 euro pro capite, con il VCO che registra le perdite effettive maggiori (492 euro annui a testa).

  • Novara e Alessandria: registrano spese pro capite rispettivamente di 2.499 e 1.846 euro.

L’ombra delle mafie: l’azzardo rende più della droga

Il rapporto evidenzia un dato inquietante: il Piemonte, insieme alla Liguria, è la regione del Nord con il maggior numero di clan censiti (9) operanti nel settore dell’azzardo.

Secondo Maria José Fava (Libera), il motivo è puramente economico:

“Un euro investito dalle mafie nella droga produce profitti per 6-7 euro; nell’azzardo ne frutta 8-9, con rischi di sanzioni molto inferiori”.

L’obiettivo delle organizzazioni criminali è duplice: riciclare denaro sporco e acquisire attività legali per controllare capillarmente il territorio.

La legge regionale nel mirino

Il dossier non risparmia critiche alla normativa vigente. La Legge regionale n.19 del 2021 si è classificata al penultimo posto nella valutazione nazionale di Libera.

Nonostante siano stati promossi alcuni punti (come il distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili e l’istituzione di un Osservatorio), l’associazione chiede interventi urgenti per colmare le lacune. Tra le proposte:

  1. Estendere le norme anche alle vecchie licenze.

  2. Aumentare gli orari di spegnimento obbligatorio delle macchinette.

  3. Incentivare i locali “No Slot”.

  4. Supporto legale ai Comuni che vengono citati in giudizio dai gestori quando provano a introdurre regole più restrittive.

Prossimi passi

L’ampio dibattito sollevato dai consiglieri regionali di tutti gli schieramenti ha spinto il presidente Domenico Rossi a proporre un incontro congiunto con la Commissione Sanità. L’obiettivo sarà approfondire il monitoraggio dell’Osservatorio regionale e definire nuove strategie di contrasto alla patologia.

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