San Francesco al Campo, il Comune dice no alla candidatura a Capitale Europea del Ciclismo, la Regione taglia 288mila euro
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26 Febbraio 2026
I fondi erano destinati a interventi da realizzare al Velodromo Francone

San Francesco al Campo, il Comune dice no alla candidatura a Capitale Europea del Ciclismo, la Regione taglia 288mila euro

L’opposizione: «Una beffa», il sindaco: «Le opere verranno realizzate»

C’è uno strascico alla vicenda legata a Capitale Europea del Ciclismo per il 2026. Il Comune di San Francesco al Campo aveva avanzato la candidatura, annunciata durante la presentazione della tappa del Giro d’Italia del 5 maggio 2024, con partenza dal Velodromo Francone. La Giunta Demaria aveva poi ritirato la candidatura, “ereditata” dalla precedente Amministrazione, causa i pesanti costi organizzativi da sostenere e la mancanza di risorse. Legato alla candidatura c’era un finanziamento della Regione Piemonte di 288mila euro: avrebbe permesso di rifare la cabina elettrica e la pista del Velodromo. Ora si scopre che la Regione ha revocato il contributo. L’addio ai 288mila euro è subito finito nel mirino dell’opposizione. «Era inevitabile che la rinuncia alla candidatura di San Francesco al Campo a Capitale Europea del ciclismo - per mesi millantata dalla precedente Amministrazione Coriasco e dall’attuale maggioranza - avrebbe lasciato qualche strascico - attaccano i consiglieri della Lista San Francesco In Campo - Già si conoscevano le tappe salienti della questione: il 4 dicembre 2024 la Regione Piemonte concedeva un contributo di 288mila euro per interventi strategici per gli impianti sportivi che nel nostro caso sarebbero stati utilizzati per il Velodromo Francone; il 20 gennaio 2025 l’Amministrazione Demaria dava comunicazione di accettazione del contributo; ma il 22 gennaio rinunciava formalmente alla candidatura. Ora dire con quali criteri dopo solo due giorni si sia deciso di rinunciare a “correre” per il titolo, rimane un mistero. Soprattutto il dubbio che si sia un po’ voluto giocare al “facciamo finta di niente” potrebbe venire anche ad un cittadino che non segue il mondo del ciclismo né le delibere della Regione Piemonte». L’Amministrazione sanfranceschese ricorda i motivi che hanno determinato il ritiro della candidatura. «Come abbiamo già ampiamente spiegato un anno fa abbiamo ritenuto – e ne siamo tuttora convinti – che la mole degli impegni imposti dal regolamento Aces Europe, organizzatore della manifestazione, unitamente alla mancanza della garanzia da parte della Regione Piemonte di un sostegno concreto che sarebbe stato fondamentale per il nostro piccolo Comune nel proseguire un cammino di tale portata, avrebbe comportato un’esposizione economica eccessiva - replica il sindaco Enrico Demaria - Non avrebbe avuto senso sobbarcarci una simile spesa per un’avventura sicuramente affascinante, ma che non avrebbe garantito ricadute positive su tutta la comunità. Il rischio, insomma, era che il danno sarebbe stato ben superiore al beneficio derivante dal contributo che la Regione Piemonte ci avrebbe dato per il rifacimento della pista e l’adeguamento della cabina elettrica». Ora per effettuare i lavori al Velodromo il Comune è costretto a seguire altre strade. «Le opere saranno comunque realizzate grazie ai contributi che contiamo di ottenere attraverso due bandi della stessa Regione Piemonte: quello del 26 gennaio 2026 per l’intervento sulla pista e quello del 24 novembre 2025 del “Programma Regionale Fesr Piemonte Transizione ecologica e resilienza” - conclude il primo cittadino - quest’ultimo servirà per l’adeguamento della cabina elettrica e in più (opera che non ci sarebbe stata finanziata nell’ambito della candidatura a capitale europea del ciclismo) per la sostituzione di tutte le lampade delle torri faro con lampade a basso consumo di ultima generazione, con evidenti e immediati risparmi sui costi di gestione dell’impianto». Ma intanto lo scontro politico torna ad acuirsi, con l’opposizione pronta a contestare gli ultimi sviluppi della vicenda. «La storia della mancata candidatura infatti non finisce qui - continuano i consiglieri di minoranza - dopo la delibera del 22 gennaio e la conseguente richiesta di tutta l’opposizione di discussione in Consiglio (poi riunitosi il 19 aprile) veniamo a scoprire dalla delibera numero 17 del 11 febbraio 2026 che alla Regione Piemonte la comunicazione di rinuncia è stata inviata dalla nostra Amministrazione l’8 settembre 2025, quindi quasi sei mesi dopo. D’accordo con i tempi della burocrazia, ma se queste lungaggini non sono state dettate dall’inerzia da cosa sono state dettate? Dulcis in fundo il 3 febbraio di quest’anno è arrivata puntuale da parte della Regione Piemonte la revoca del contributo. Una vera beffa per il nostro paese».

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