Ddl caccia 2026: l’allarme dell’etologa Chiara Grasso
Ambiente
26 Giugno 2026
Il nuovo testo introduce sistematicamente il concetto di gestione venatoria, ridefinendo l'attività dei cacciatori e allineandoli al ruolo di bioregolatori degli ecosistemi

Ddl caccia 2026: l’allarme dell’etologa Chiara Grasso

I punti cardine: ampliamento dei calendari venatori, caccia nei territori tutelati, nuove specie nel mirino, uso di tecnologie letali e braccata sulla neve

«Anche nello scenario peggiore la partita non sarebbe finita. Sarà importantissimo continuare a fare divulgazione perché l’informazione è lo strumento più potente che abbiamo». Con questo accorato appello, lanciato durante una diretta sul podcast Pianeta B12 condotto da Alessandro Prazzoli, l’etologa mappanese Chiara Grasso, ricercatrice e presidente dell’associazione Eticoscienza, ha invitato i cittadini e la società civile alla mobilitazione generale.

Il dibattito sulla gestione della fauna selvatica in Italia ha registrato una svolta decisiva. Il 23 giugno il Senato della Repubblica ha infatti approvato, con 80 voti favorevoli e 56 contrari, il disegno di legge 1552. Il testo, a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, punta a riscrivere radicalmente la legge quadro 157 del 1992, rimasta quasi invariata per oltre trent’anni. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera dei Deputati per la sua approvazione definitiva, accompagnato da un’ondata di polemiche e proteste che coinvolgono associazioni ambientaliste, scienziati e semplici cittadini.

Dalla “tutela” alla “gestione”: cosa cambia con il nuovo provvedimento

Il fulcro del disegno di legge si basa su un cambio di paradigma semantico e operativo. L’impianto della normativa storica del 1992 metteva al centro la protezione della fauna. Il nuovo testo introduce sistematicamente il concetto di gestione venatoria, ridefinendo l’attività dei cacciatori come utile alla conservazione e allineandoli al ruolo di bioregolatori degli ecosistemi.

Una tesi che Chiara Grasso smonta radicalmente dal punto di vista scientifico, evidenziando una profonda dissonanza con le reali dinamiche ecologiche: «Dal punto di vista etologico ed ecologico la questione è che il ddl 1552 considera la fauna selvatica come una risorsa da gestire, soprattutto attraverso le uccisioni, invece di una componente fondamentale degli ecosistemi, cosa che è». Secondo l’esperta, l’idea che i fucili possano sostituire i complessi meccanismi di autoregolazione della natura è priva di fondamento scientifico e risponde principalmente a logiche commerciali e di pressione politica.

I punti critici della riforma: aree protette e biodiversità a rischio

La comunità scientifica e il mondo dell’associazionismo (tra cui WWF, Legambiente, LIPU, ENPA e LAV) hanno ribattezzato il provvedimento come “legge sparatutto”. Le modifiche introdotte toccano molti aspetti della pratica venatoria, ampliando i margini d’azione regionali e deregolamentando limiti storici.

Le principali novità del testo approvato in Senato

  • Ampliamento dei calendari venatori: Le Regioni otterranno maggiore flessibilità e potranno estendere i periodi di prelievo oltre il limite dei primi dieci giorni di febbraio, intercettando momenti delicatissimi per la fauna.

  • Caccia nei territori tutelati: Si apre alla possibilità di cacciare in aree precedentemente interdette, come i terreni forestali demaniali e persino le spiagge, eliminando i vecchi divieti costieri.

  • Nuove specie nel mirino: Vengono inseriti nell’elenco degli animali cacciabili l’oca selvatica, il colombaccio e il piccione di città.

  • Tecnologie letali e braccata sulla neve: Viene autorizzato l’uso di visori notturni ottici e termici per la caccia di selezione agli ungulati, consentendo inoltre la pratica della braccata al cinghiale in presenza di terreno innevato.

Il declassamento del lupo e il ruolo dell’ISPRA

Un altro terreno di scontro durissimo riguarda la protezione dei grandi predatori e il ruolo degli organi scientifici. Il testo recepisce gli orientamenti europei per il declassamento dello status del lupo da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”, aprendo la strada a futuri piani di contenimento regionali.

Contemporaneamente, il ruolo dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) viene fortemente ridimensionato: i suoi pareri tecnici, spesso vincolanti per l’adozione dei calendari regionali, diventeranno meramente consultivi. «Un altro grosso problema è che avrà un peso minore l’ISPRA, che potrà fornire un parere solo consultivo» , sottolinea l’etologa mappanese, denunciando il rischio di decisioni basate su pressioni lobbistiche anziché su dati oggettivi.

L’impatto etologico e il nodo della sicurezza pubblica

L’analisi di Chiara Grasso si sposta poi sugli effetti a lungo termine che una maggiore pressione venatoria eserciterà sulla fauna superstite. Non si tratta solo del conteggio degli esemplari abbattuti, ma di una modificazione profonda dei comportamenti animali indotta dalla paura e dallo stress.

«L’interferenza va quindi oltre l’uccisione del singolo animale: la pressione venatoria influenza il processo riproduttivo e quindi la sopravvivenza delle popolazioni nel breve e nel lungo periodo».

Reazioni a catena nell’ecosistema

L’alterazione degli equilibri di una specie protetta rischia di innescare effetti a cascata imprevedibili su tutta la catena biologica. Grasso spiega che i predatori naturali, come il lupo o lo sciacallo dorato, selezionano gli animali più deboli o malati, svolgendo una funzione sanitaria insostituibile (ad esempio nel contenimento della peste suina). Al contrario, la caccia umana mira spesso agli esemplari più forti, destrutturando le popolazioni e, nel caso dei cinghiali, stimolando paradossalmente una maggiore dispersione e riproduttività sul territorio.

Un problema di sicurezza per i cittadini

Il prolungamento dei periodi e l’estensione delle aree accessibili ai cacciatori solleva infine enormi preoccupazioni per l’incolumità pubblica. I boschi e le aree naturali, frequentati da escursionisti, cercatori di funghi e famiglie, rischiano di diventare zone ad altissimo rischio. Le sanzioni amministrative introdotte dal testo, sebbene inasprite sulla carta per alcune violazioni gravi, vengono considerate dalle opposizioni e dai legali delle associazioni ancora irrisorie e incapaci di fungere da reale deterrente contro il bracconaggio.

 

La reazione della società civile e il rischio infrazione UE

Mentre il testo si appresta a iniziare l’iter alla Camera dei Deputati, la mobilitazione non si ferma. La petizione nazionale “Fermiamo la caccia selvaggia” ha già raccolto oltre 230.000 adesioni, supportata da un parere pubblico nettamente contrario all’ampliamento delle attività venatorie, stimato dai sondaggi Eurispes e Ipsos tra il 60% e l’80% della popolazione italiana.

Sullo sfondo resta la forte preoccupazione per i rilievi già mossi dalla Commissione Europea, che nel 2024 ha aperto una formale procedura d’infrazione contro l’Italia in merito all’uso di munizioni al piombo nelle zone umide e alle deroghe regionali illegittime. Il rischio concreto è che la definitiva approvazione del ddl 1552 possa tradursi in sanzioni comunitarie milionarie, i cui costi ricadrebbero interamente sulle tasse dei contribuenti. L’invito di Chiara Grasso e delle comunità scientifiche resta quello di mantenere alta l’attenzione nelle prossime settimane, affinché la Camera possa correggere un testo ritenuto pericoloso per il patrimonio naturale del Paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Massimo 1000 numero di caratteri ancora disponibili


Scarica l'App de Il Risveglio
ULTIME NOTIZIE
Nel 2026 ci difendiamo come nel Medioevo: 94 stalle piemontesi diventeranno dei fortini anti-lupo
Sicurezza e territorio
Sicurezza e territorio
Cani da guardia con il pedigree, recinti ad alta tensione e capanni per i pastori. La Regione Piemonte stanzia 740mila euro contro l'emergenza lupo in Piemonte, in attesa del piano di contenimento di ottobre
16 Luglio 2026
C'è un evidente paradosso che attraversa le nostre vallate. Nell'era dell'intelligenza artificiale, dei droni e della connettività globale, la sopravv...
Tony Pitony al Flowers Festival: il gran finale di un’edizione da record che scalda la provincia
L'estate della musica a Collegno
L'estate della musica a Collegno
Dai trionfi di Fulminacci e dei Subsonica fino all'attesissima chiusura di domani sera. Il Cortile d'Onore della Lavanderia a Vapore si conferma il cuore pulsante della scena live piemontese
16 Luglio 2026
Oggi, giovedì 16 luglio, la provincia di Torino respira l'atmosfera vibrante delle grandi occasioni mentre si avvicina la conclusione di uno degli eve...