Blitz sotto il tendone: l’inchiesta shock di LAV e Weber scuote i circhi in Piemonte
Telecamere nascoste tra Alba, Settimo e Venaria mostrano presunti abusi sugli animali, lavoro nero e minori in pista. Le associazioni chiedono il blocco dei fondi pubblici e l'attuazione della legge
ALBA / SETTIMO T. / VENARIA – Un’infiltrazione durata quattro mesi, videocamere nascoste e dossier consegnati alle autorità. È la bomba lanciata da LAV e Fondazione Franz Weber contro l’uso degli animali negli spettacoli itineranti, che parte dalle tappe piemontesi per riaprire uno scontro politico e normativo mai sopito.
Al centro del primo capitolo c’è il Circo Medini: tra gennaio e maggio 2026, una persona sotto copertura ha documentato quanto accadeva dietro le quinte durante le tournée tra Alba, Settimo Torinese, San Benigno Canavese, Venaria Reale e Condove.
Le accuse del dossier
Il materiale video — ora all’esame degli investigatori per la verifica di eventuali reati — mostrerebbe:
- Maltrattamenti sugli animali: Dromedari afferrati per la coda, colpi di bastone e frusta su pony e bovini, e la mancanza di strutture adeguate (come una vasca idonea per l’ippopotamo).
- Lavoro e minori: Tre bambini sotto i 11 anni sarebbero stati ripresi mentre lavoravano o partecipavano alle attività. Tra i filmati c’è la testimonianza di un bimbo di 9 anni che riferisce di aver lavorato in nero.
- Sicurezza e ambiente: Lavoratori senza contratto, infiltrazioni d’acqua vicino a cavi elettrici, assenza di estintori e lo smaltimento irregolare di letame e deiezioni scaricate nei campi o lasciate sul posto per settimane.
Un problema sistemico?
Per la LAV non si tratta di una “mela marcia”: l’associazione sostiene di aver monitorato altri 19 circhi in 9 regioni italiane, riscontrando criticità analoghe. Al momento non si registrano repliche pubbliche da parte della direzione del Circo Medini.
Lo scontro politico sui fondi
L’inchiesta riaccende i riflettori sulla Legge Delega 106/2022, che prevede il graduale superamento degli animali nei circhi ma la cui attuazione è stata slittata al 31 dicembre 2026.
Sul piatto resta anche il nodo economico: nel 2025 il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo ha destinato oltre 9,2 milioni al comparto circense, di cui oltre 600mila euro andati a strutture con animali. Per le associazioni si tratta di un paradosso di Stato; per la categoria circense tradizionale, invece, il passaggio a spettacoli privi di animali richiede tempi, tutele e risorse per le famiglie che vi lavorano da generazioni. La palla passa ora alla magistratura e al Governo.

