Suona a ripetizione al citofono dell’ex sfidando il divieto di avvicinamento: 28enne arrestato
Allarme al 112 da parte della vittima. Gli agenti della Squadra Volante lo hanno sorpreso e bloccato sotto il condominio: doveva stare ad almeno 1.000 metri di distanza dalla donna
TORINO – Aveva un divieto tassativo di avvicinarsi all’ex fidanzata e di mantenere una distanza minima di almeno un chilometro da lei, dalla sua abitazione e dai luoghi da lei frequentati. Nonostante la misura cautelare a suo carico, si è presentato sotto casa della donna, nel cuore del quartiere San Salvario, mettendosi a suonare a ripetizione e con insistenza al citofono.
Per un cittadino bengalese di 28 anni sono scattate le manette ai polsi da parte degli agenti della Polizia di Stato, intervenuti d’urgenza a seguito di una chiamata d’emergenza inoltrata al Numero Unico 112.
La chiamata al 112 e il blitz delle Volanti
L’episodio si è verificato nei giorni scorsi. A far scattare i controlli è stata la richiesta di aiuto della donna, spaventata dalla presenza del 28enne che continuava a citofonare senza sosta per cercare un contatto.
In pochissimi minuti, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Torino sono giunti sul posto, individuando l’uomo ancora nei pressi del portone d’ingresso del condominio.
“Sull’uomo pendeva un provvedimento emesso dal Tribunale di Torino nel luglio 2026: obbligo di distanza di 1.000 metri”
L’arresto per la violazione del Codice Rosso
Dalle verifiche effettuate nell’immediato tramite la banca dati delle forze dell’ordine, i poliziotti hanno accertato che a carico del 28enne pendeva un provvedimento cautelare restrittivo, emesso dal Tribunale di Torino nel luglio 2026, proprio a tutela della persona offesa.
Accertata la palese e diretta violazione della misura cautelare, gli agenti lo hanno dichiarato in stato di arresto e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Si precisa che il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, nei confronti dell’indagato vige la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

