Andrea Sanzone è uno dei tanti. Ma non chiamateli bamboccioni
Economia e Lavoro
20 Gennaio 2012

Andrea Sanzone è uno dei tanti. Ma non chiamateli bamboccioni

Ha 36 anni e vive ancora con i genitori. La sua è, come la definisce lui stesso, una «vita da bamboccione» come quella di tanti altri giovani.
Andrea Sanzone avrebbe voluto avere una casa propria, una famiglia indipendente, ma non può permetterselo. Da quando due anni fa ha perso il posto di lavoro, la sua vita è diventata un calvario tra un’agenzia interinale e l’altra e occupazioni precarie. Il 2010 poi è stato il più difficile: non è neppure riuscito a lavorare i mesi necessari ad ottenere il sussidio di disoccupazione. «Colpa dell’agenzia interinale Ranstad di Pinerolo – racconta – Avrei potuto lavorare tre mesi o forse più alla Alstom di Savigliano, ma loro hanno deciso che non avrei potuto sostenere tutti i giorni quella distanza e quindi non mi hanno segnalato per quel lavoro. È una cosa che voglio denunciare con forza, perché in tempi come questi, dove non si trova lavoro, si dice che i giovani non sono disponibili a muoversi, ma non è vero. Io avrei viaggiato senza incertezze, sono stati quelli dell’agenzia a togliermi l’opportunità e come a me chissà a quanti altri». Nel dicembre 2009 un amico disse ad Andrea di quel lavoro a Savigliano. Quel lavoro per lui, specializzato nel controllo del tornio, calzava a pennello. Per ottenerlo si rivolse all’agenzia interinale di Pinerolo. «Portai il mio curriculum – prosegue – e loro lo valutarono positivamente. Il lavoro poteva essere mio. Qualche giorno dopo mi chiamarono per dirmi che non avrei potuto sostenere tutti quei chilometri ogni giorno e che quindi non mi avrebbero proposto all’azienda. Fu una doccia fredda. Questa occupazione, dal momento che poi non ne ho trovate altre, mi avrebbe almeno consentito di ottenere il sussidio». Come vive oggi? «Sulle spalle dei miei genitori – risponde – e me ne vergogno moltissimo. Nel 2011 ho lavorato per sei mesi grazie all’Adecco di Settimo, ma certo non basta per mantenersi, per essere indipendenti. Andare avanti così è una sofferenza». Andrea, però, non ha perso le speranze: «La voglia di lavorare e la buona volontà non mi mancano. Vorrei, in questo periodo senza lavoro, trovare una ditta che, anche gratuitamente, mi insegni a programmare il tornio dalla “a” alla “z”. Sarebbe una crescita importante. La crisi prima o poi finirà ed avere una specializzazione come quella sarebbe utilissimo».

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