Due ovini uccisi e uno ferito alle porte di Torino, la proprietaria: «Abbiamo cambiato la natura e con essa le abitudini dei predatori»

Borgaro, l’assalto del “branco misto”: pecore sbranate e l’allarme sulla convivenza uomo-lupo

Un segnale di come gli equilibri tra uomo e selvatico stiano mutando alle porte di Torino?

Non è solo una questione di pecore sbranate o di risarcimenti mancati. E non è solo un fatto di cronaca rurale, ma un segnale di come gli equilibri tra uomo e selvatico stiano mutando alle porte di Torino. Nella notte tra lunedì 11 e martedì 12 maggio, un attacco a Borgaro in via Santi Cosma e Damiano ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle zone di frangia urbana, a meno di 200 metri dal centro abitato.

 Dietro l’attacco avvenuto in via Santi Cosma e Damiano, c’è la riflessione lucida di chi la terra la vive ogni giorno. La proprietaria degli ovini colpiti, che preferisce mantenere un approccio pragmatico lontano dai fanatismi, traccia un quadro inquietante ma estremamente razionale della situazione.

L’attacco: l’ombra dei canidi selvatici

I resti lasciati sul campo raccontano una dinamica che solleva dubbi tecnici significativi. Sebbene il lupo sia il principale sospettato, le ferite riportate dagli ovini — in particolare quelle agli arti inferiori e ai quarti posteriori — suggeriscono una modalità di caccia più “disordinata”.

Mentre il lupo è un predatore d’efficienza che solitamente punta alla gola per un abbattimento rapido, i morsi agli arti sono più tipici dei canidi selvatici o di branchi ibridi. Le immagini mostrano un consumo della carcassa molto spinto, segno di un’aggressività che ha colpito tre capi: due uccisi e uno gravemente ferito. Tuttavia, Il fatto che i margari abbiano già avuto incontri ravvicinati depone a favore della tesi del lupo, poiché i professionisti della montagna solitamente sanno distinguere il comportamento di un predatore selvatico da quello di un cane vagante.

La testimonianza: «Erano almeno in cinque»

La proprietaria delle pecore, una margara che da anni vive il territorio, conferma il cambiamento in atto. Se in passato i tentativi di predazione avevano coinvolto solo una coppia di lupi, questa volta ad agire è stato un gruppo più numeroso: «Erano almeno cinque, e non escludo che tra loro vi potessero essere anche canidi selvatici, così come confermo che sia in questa occasione che in passato ci fossero lupi».

I predatori avrebbero superato le protezioni notturne nonostante la rete elettrificata. Le immagini dei resti mostrano una violenza estrema: alcune carcasse appaiono quasi completamente eviscerate. I lupo è un animale estremamente adattabile. Borgaro, pur essendo alle porte di Torino, è circondata da corridoi ecologici (come l’area del Parco fluviale del Po o la Mandria) che permettono spostamenti rapidi anche in zone di pianura antropizzate.

Una riflessione oltre la polarizzazione

Il messaggio della proprietaria è un monito contro la divisione ideologica:

  • Sicurezza umana: «Questa volta è successo a delle pecore, ma se fosse stato un bambino che gioca nell’aia della cascina?».

  • Basta tifoserie: La critica è rivolta sia a chi vuole “umanizzare” il lupo, trattandolo quasi come un animale domestico «È, e rimane un predatore…», sia a chi ne invoca – come fu nei secoli scorsi – lo sterminio indiscriminato.

La richiesta è una sola: guardare in faccia la realtà di una fauna che ha cambiato abitudini, spingendosi fin sotto le finestre delle case, e trovare misure di gestione che non lascino soli gli allevatori.

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