La vicenda dei due pastori tedeschi “killer” a Vallo e la verità sui cani vaganti: “Così il panico sui lupi nasconde le colpe dei padroni”
Così già 10 anni fa la biologa Francesca Marucco analizzava le differenze tra cane e lupo e l'efficacia delle protezioni.
L’ondata di allarmismo per la presenza del lupo torna ciclicamente a infiammare le Valli di Lanzo, la Val Susa e l’intero Torinese, alimentata da segnalazioni di allevatori che vedono nel grande carnivoro l’unico e solo nemico delle greggi. Eppure, a fare luce su una vistosa “zona d’ombra” che spesso sfugge alle polemiche, ci sono i fatti e i documenti d’archivio che dimostrano come una quota significativa di attacchi sia in realtà opera di cani padronali lasciati liberi di vagare.
Il caso a Vallo: la sequenza fotografica dei due pastori tedeschi
A fare da spartiacque nel dibattito è una straordinaria documentazione fotografica raccolta nel 2016 nei boschi di Vallo, nelle Valli di Lanzo, da Giuseppe Castelli, volontario torinese impegnato nel monitoraggio della fauna per la Regione Piemonte.
Le immagini mostrano l’aggressione mortale di due pastori tedeschi ai danni di un capriolo. Posizionando una fototrappola sulla carcassa, Castelli ha poi immortalato il ritorno notturno dei due canidi per consumare il pasto. I due animali, risultati appartenere a un residente della zona, sono stati successivamente catturati dagli agenti dell’ex Provincia e riconsegnati al proprietario, sanzionato e denunciato per omesso controllo e danni. Un’abitudine — quella di lasciar vagare i propri cani in quota — tutt’altro che rara in queste vallate.
La scienza del Progetto Lupo: come distinguere gli attacchi
«Si tratta di un documento eccezionale — spiegava già 10 anni fa la dottoressa Francesca Marucco, biologa dell’Università di Torino e curatrice del Progetto Lupo con la collega Elisa Avanzinelli — perché fa luce sugli “attacchi da canide” che nei rilevamenti non sempre si riescono ad attribuire con certezza assoluta all’una o all’altra specie».
I criteri per differenziare l’azione di un cane da quella di un lupo risiedono principalmente nella tecnica di caccia e nel consumo della preda:
- Le ferite disordinate: Non avendo l’esperienza di caccia del lupo, i cani inseguono la preda mordendola ripetutamente in più punti (collo, fianchi, addome, zampe).
- Il fenomeno dell’ “Excessive Killing”: Gli attacchi dei cani sono spesso caratterizzati dall’uccisione di un numero di animali nettamente superiore al fabbisogno alimentare, con prede che spesso non vengono consumate o vengono intaccate solo minimamente.
- La provenienza: La stragrande maggioranza delle predazioni da canide in Piemonte è riconducibile a cani vaganti con regolare proprietario, lasciati incustoditi vicino agli insediamenti umani.
La prevenzione fa la differenza: le greggi senza difesa aumentano le stragi
Oltre al nodo dei cani vaganti, i dati ufficiali raccolti sul territorio evidenziano un altro fattore determinante: la gestione del bestiame. Nelle aree di recente ricolonizzazione o nei pascoli in cui non si utilizzano (o si utilizzano in modo discontinuo) le misure di protezione passive — come recinzioni elettrificate e cani da guardiania — il numero medio di vittime per singolo attacco s’impenna.
I report scientifici confermano come la corretta custodia delle greggi si conferma ‘unico strumento in grado di limitare drasticamente i danni, indipendentemente dal fatto che a spingersi vicino alle stalle sia un lupo solitario o un cane sfuggito al controllo del padrone.

