Ciriè, il baratro della prof del “D’Oria”: l’insegnante amata dai ragazzi travolta dall’ombra di “Satana”
Dai successi in cattedra alla spirale della depressione. Poi il festino a base di crack e il cadavere nascosto nel cemento. Tra colleghi e conoscenti resta lo sconcerto per una trasformazione drammatica e incomprensibile
CIRIÈ / TORINO – Fino allo scorso giugno spiegava i classici della letteratura, consigliava film, accompagnava le classi in gita illustrando con passione monumenti e leggende. Oggi Nicole Formichetti, 47 anni, la professoressa d’italiano arrivata da Rieti per insegnare ai ragazzi del Canavese, si trova richiusa nel carcere di Torino con le pesanti accuse di favoreggiamento e concorso nella soppressione di cadavere per l’orribile delitto di Fabio Colapietro.
Un’esistenza spezzata e stravolta in pochi mesi, che lascia la comunità dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Tommaso D’Oria” di Ciriè attonita di fronte a un abisso tanto profondo quanto inimmaginabile.
IL DOPPIO PROFILO / LA TRASFORMAZIONE DI NICOLE FORMICHETTI
| La Docente del “D’Oria” | L’Ombra negli ultimi mesi |
| Passione ed entusiasmo: Lezioni coinvolgenti, libri consigliati, gite e visite culturali. | L’inizio del declino: Segnali di forte depressione notati durante le pause pranzo a Ciriè. |
| Profilo solare: Amore per gli animali, escursioni in montagna al Piano della Mussa, musica al Regio. | Il buio a Torino: Assenza da scuola a settembre, dimagrimento impressionante, abuso di alcol e crack. |
| Giudizio di colleghi e studenti: Docente preparata, colta, benvoluta da tutti. | Definizione dei complici: Soprannominata “Satana” dal 26enne autore materiale dell’omcidio. |
Le testimonianze a Ciriè: dall’entusiasmo in cattedra al buio della depressione
Riannodando i fili della vicenda tra le vie di Ciriè, il ritratto che emerge della professoressa è quello di una figura a due volti. Da un lato c’è la docente competente e partecipe ricordata con affetto da colleghi ed ex alunni: un’insegnante capace di appassionare i ragazzi e far amare la materia, presente nelle attività dell’istituto di via IV Novembre e sempre pronta al dialogo.
Dall’altro lato, però, negli ultimi mesi del precedente anno scolastico qualcosa si era incrinato in modo evidente. Chi la conosceva più da vicino nel Ciriacese – frequentandola con confidenza nei luoghi abituali della pausa pranzo – parla di una donna visibilmente trasformata, sprofondata giorno dopo giorno in un gravissimo stato depressivo. Un male oscuro che ne aveva spento lo sguardo e il sorriso molto prima che il suo nome finisse nei verbali di polizia.
A settembre, all’avvio del nuovo anno scolastico, la cattedra di italiano al “D’Oria” era infatti rimasta vuota: la docente non si era mai presentata, giustificando l’assenza con non meglio precisati “motivi personali”.
La spirale delle sostanze e l’incubo di via Gulli
Quel congedo da Ciriè avrebbe segnato l’ingresso definitivo nell’incubo. Trasferitasi nell’appartamento di via Gulli a Torino, la 47enne è scivolata in una spirale di degrado, segnata da un impoverimento fisico impressionante dovuto all’abuso continuo di alcol, LSD e crack, in un continuo via vai di pusher dal vicino parco Sempione.
Ed è proprio in quell’alloggio che, durante un delirante “festino” proseguito per quasi tre giorni, la situazione è precipitata: la lite tra la vittima e il 26enne Cristian Matheus de Oliveira Morando è finita con lo strangolamento di Fabio Colapietro, cui pare aveva cercato di rubare 50 euro.
Le ricerche sul web e l’accusa del GIP
Secondo le ricostruzioni della Squadra Mobile e le confessioni rese agli inquirenti, dopo aver tentato invano di rianimare il 39enne per due ore, i tre presenti avrebbero iniziato a pianificare la sparizione del corpo. Sarebbe stata proprio la docente – definita dal 26enne con l’appellativo di “Satana” per la freddezza mostrata – a effettuare le ricerche su internet per capire come far sparire i resti, ipotizzando l’occultamento in un fiume o nel lago di Garda.
Mentre gli altri due complici uscivano ad acquistare cemento rapido, candeggina, sacchi neri e una mannaia, la prof li attendeva nell’appartamento, dove pareti e pavimenti erano già stati ricoperti di plastica.
Un quadro che ha spinto il GIP Antonio Borretta a sottolineare la “spiccata pericolosità e determinazione criminale” degli indagati. Resta lo sconcerto per una donna di cultura, stimata tra i banchi del “D’Oria”, il cui percorso si è fermato drammaticamente sull’orlo di un abisso indecifrabile.
Si ricorda che per tutti i soggetti coinvolti nel procedimento penale vige la presunzione d’innocenza fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.

