Delitto di via Gulli, caccia ai segreti nel PC della prof del Ciriacese: perizie su chat e ricerche web
Nuovo sopralluogo della Squadra Mobile su delega della pm Lea Lamonaca. Sequestrati quattro smartphone e un computer nell'alloggio del festino a base di crack. La Procura punta a chiarire il ruolo della docente, nota nel Ciriacese e chiamata "Satana", e le responsabilità sul massacro e sul tentativo di sezionare la vittima
TORINO / CIRIACESESE – Un delitto atroce consumato al culmine di due giorni di festino a base di crack e sostanze sintetiche, la cui eco continua a scuotere anche il Ciriacese. Gli investigatori della Squadra Mobile di Torino, su delega della pm Lea Lamonaca, sono tornati nel covo dell’orrore al civico 46 di via Gulli a Torino per un nuovo sopralluogo che ha portato al sequestro di materiale informatico ritenuto fondamentale per le indagini.
All’interno dell’alloggio sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro quattro smartphone, un cellulare Nokia privo di scheda SIM e un computer portatile. La Procura ha già disposto accertamenti tecnici irripetibili che prenderanno il via il prossimo 9 novembre con il conferimento formale dell’incarico al consulente informatico.
Le chat dei telefoni e l’ombra sul massacro
Gli apparecchi appartengono molto probabilmente ai tre indagati attualmente rinchiusi in carcere: Cristian Matheus Morando De Oliveira (indicato come l’esecutore materiale dell’omicidio), Keith Butig e la professoressa Nicole Formichetti, proprietaria dell’appartamento.
Un profilo, quello della docente incensurata, che sta suscitando forte sconcerto in tutto il territorio del Ciriacese, dove la donna era conosciuta e stimata fino a pochi mesi fa per il suo percorso professionale, prima di sprofondare in un cono d’ombra culminato nella tragedia.
L’analisi dei messaggi e delle chat servirà a chiarire la dinamica esatta dell’aggressione: gli inquirenti vogliono capire se De Oliveira abbia ucciso da solo a calci e pugni (e poi soffocato) la vittima, il postino dei pusher di parco Sempione Colapietro, o se anche le due donne abbiano preso parte attiva al massacro.
I segreti nel computer: ricerche internet e il mistero dell’autopsia
Il computer repertato — riconducibile proprio alla professoressa, che nel gruppo veniva inquietantemente soprannominata “Satana” — potrebbe custodire le risposte al risvolto più macabro dell’inchiesta. Chi ha avuto l’idea di sezionare il corpo della vittima, privandolo della pelle e tentando di occultarne i resti? Si è trattato del delirio solitario di un singolo in preda al delirio da overdose o di una decisione condivisa ed elaborata all’interno del gruppo?
Le cronologie delle ricerche effettuate su Google nei momenti successivi al delitto potrebbero rivelare se qualcuno degli indagati abbia cercato istruzioni in rete o chiesto aiuto a terzi per sbarazzarsi del cadavere.
Nel frattempo prosegue il complesso lavoro del medico legale Roberto Testi per completare l’autopsia sul corpo della vittima, passaggio necessario prima di poter concedere il nulla osta per i funerali attesi dai familiari. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Claudio Strata, Francesco Rotella, Chiara Romano e Alessandro Bellina.

