Mappano, 26 lavoratori a rischio licenziamento alla Daico
La proprietà replica che la crisi si trascina da anni con un crollo verticale del fatturato per il trasferimento in Cina delle produzioni
Ventisei lavoratori a rischio licenziamento alla Daico di strada Goretta a Mappano. Un copione già visto troppe volte nella cintura industriale torinese, dove la tempesta perfetta della componentistica meccanica presenta un conto salatissimo, lasciando per strada famiglie intere senza alcuna prospettiva di ricollocazione rapida.
La vertenza e le ragioni dello stop produttivo
La vertenza è esplosa con la formale apertura della procedura di licenziamento collettivo e la messa in liquidazione della società da parte della proprietà. Il motivo della resa per l’azienda – che dal 1987 produce e vende componenti ed accessori per autovetture, veicoli industriali e motocicli, in particolare per gli impianti frenanti – affonda le radici nella profonda trasformazione del comparto:
- Crollo verticale dei ricavi: passaggio da 12 milioni di euro nel biennio 2018-2019 a circa 4 milioni attuali, con stime di dimezzamento ulteriore.
- Delocalizzazione e commesse perse: il trasferimento in Cina delle produzioni di un cliente storico e l’addio repentino al prodotto di punta hanno bruciato milioni da un giorno all’altro.
- Dipendenza residua: un fatturato ridotto a circa 200 mila euro mensili legato a un unico committente rimasto.
- Rincari operativi insostenibili: pesanti aumenti di energia elettrica, costi vivi dei trattamenti e assenza totale di nuovi ordinativi.
- Tentativi di cessione falliti: tre anni di ricerche infruttuose sul mercato per trovare un compratore disposto a rilevare l’attività a costo zero.
Il muro contro muro tra sindacati e vertici aziendali
Davanti ai cancelli di strada Goretta, il clima tra le parti è teso. La Filcams Cgil ha proclamato due giornate di sciopero con presidio per venerdì 6 e lunedì 9 novembre, chiedendo di congelare il provvedimento.
Afferma Mario Adinolfi, funzionario della Filcams Cgil Torino: «Chiediamo ancora una volta all’azienda di ritirare la procedura di licenziamento collettivo e di sospendere il percorso di liquidazione. Esistono le condizioni per aprire un confronto serio che consenta di utilizzare gli ammortizzatori sociali e difendere l’occupazione. Chiudere oggi significa togliere qualsiasi prospettiva alle lavoratrici e ai lavoratori domani».
La replica della proprietà: «Non ci sono più ordini»
La direzione aziendale respinge l’ipotesi di congelare i licenziamenti. In un colloquio fuori dai cancelli della fabbrica con sindacati e dipendenti, questa mattina la proprietà ha spiegato in modo perentorio che la crisi non è scoppiata oggi, ma va avanti da anni nel silenzio degli stabilimenti vuoti. Ha ribadito che non ci sono più ordini, che il telefono non squilla più e che i dipendenti stessi sono consapevoli dell’assenza di mansioni quotidiane.
L’azienda ha sottolineato come la gestione virtuosa del passato consenta oggi di pagare i TFR e liquidare regolarmente le maestranze; proseguire per altri mesi consumando risorse con contratti di solidarietà o ammortizzatori sociali inadatti porterebbe soltanto al dissesto finanziario, vanificando persino i fondi per le spettanze di fine rapporto.
L’intervento dell’Amministrazione comunale
Per salvare il salvabile, scende in campo anche l’Amministrazione comunale di Mappano, guidata da Francesco Grassi. «Io e il sindaco – dichiara l’assessore alle attività produttive Davide Battaglia – ci siamo recati in loco ed abbiamo ascoltato dipendenti e sindacato. La questione è piuttosto delicata. Proverò a contattare la proprietà per aprire un tavolo di confronto».

