Cronaca nera, Prima pagina, Video
29 Aprile 2021
L'operazione dei carabinieri è scattata all'alba: nei guai anche un venariese, che percepiva anche il reddito di cittadinanza

Consegnavano la droga a domicilio durante il lockdown, quattordici persone in manette – VIDEO

Gli investigatori hanno scoperto una rete di pusher in grado di smerciare anche 45 chili di hashish e marijuana al mese: le indagini sono ancora tutt'ora in corso

Dalle prime ore dell’alba di questa mattina, giovedì 29 aprile, i carabinieri della Compagnia di Venaria Reale hanno arrestato quattordici persone, tredici italiani e un colombiano, ritenuti responsabili di concorso in traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine, condotta tra maggio e novembre dello scorso anno dai militari coordinati dal capitano Silvio Cau, ha consentito di accertare la stabile esistenza nell’hinterland torinese, con base operativa nel quartiere Barriera di Milano, di un gruppo criminale dedito al rifornimento e al successivo smercio di hashish e marijuana. Per spacciare la droga e non essere intercettati dalle forze dell’ordine, si muovevano su un furgoncino con un lampeggiante al fine di farlo apparire come un mezzo di cantiere oppure approfittando della loro attività di pulizia delle scale negli edifici, raggiungevano i palazzi dove davano appuntamento ai loro clienti. Alla base dell’organizzazione c’erano due fratelli torinesi, titolari di una ditta di pulizie, un venariese e un’altra persona residente nel quartiere di Pozzo Strada. Queste persone potevano contare su una rete di pusher che riusciva a smerciare anche 45 chili di hashish e marijuana al mese, con una richiesta sempre più crescente. Le forze dell’ordine sono riuscite a chiarire che i quattro soggetti finiti nei guai percepivano addirittura il reddito di cittadinanza e uno di loro, durante gli arresti di poche ore fa, è risultato positivo al Covid. La consegna degli stupefacenti avveniva al domicilio degli acquirenti o in luoghi pubblici, come parcheggi di centri commerciali o sexy shop del centro cittadino, approfittando talvolta di corrieri incensurati e di giovane età. Le indagini sono tutt’ora in corso, soprattutto per verificare i rapporti che ci sono tra le persone finite in carcere e le trenta che sono indagate.

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