Ripopolamento in valle, nel report Uncem: «La stagione del Risveglio»
Ambiente, Economia e Lavoro, Politica, Prima pagina
12 Gennaio 2026
Nell'ultimo biennio si registra un saldo positivo tra i movimenti della popolazione in ingresso e in uscita dalla montagna

Ripopolamento in valle, nel report Uncem: «La stagione del Risveglio»

Bussone: «I paesi, se hanno adeguati servizi, sono attrattivi...»

Chiamiamola “stagione del risveglio”. Perchè nei Comuni montani italiani, delle Alpi e degli Appennini, sono 100mila i nuovi abitanti. Un saldo positivo rilevato da Uncem nel Rapporto Montagne Italia, edito da Rubbettino, negli ultimi cinque anni, dal 2019 al 2023. Numeri importanti per il “saldo migratorio”, che non elimina dal tavolo la grave “crisi demografica”, ma apre scenari e trend importanti.

Negli anni 2022-2023, dopo che la pandemia da Covid-19 è stata arrestata e sconfitta, l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani registra un saldo positivo tra i movimenti della popolazione in ingresso e in uscita dalla montagna e che assume dimensioni assai più significative di quanto non si sia registrato nei momenti migliori del passato. Quasi 100 mila ingressi oltre le uscite, più del 12 per mille della popolazione.

La piazza cetrale di Coassolo

Certo, è ancora una ripresa che investe il Paese in modo diseguale: questa disomogeneità segna per di più una frattura rilevante tra le regioni del nord e del centro, tutte sistematicamente con apporti migratori positivi, e quelle del sud dove il segno meno, pur circoscritto e non generalizzato, appare ancora con una certa frequenza. La discontinuità più forte con il passato è determinata dalla composizione del flusso migratorio riguardo alla cittadinanza, rispettivamente italiana e straniera. Non solo la popolazione italiana della montagna presenta – ed è una novità assoluta – un saldo positivo tra ingressi e uscite, ma questo, forte di quasi 64 mila unità, sopravanza nettamente quello della popolazione di cittadinanza straniera che con meno di 36 mila unità si riduce ulteriormente (quasi si dimezza) rispetto ai valori del quinquennio precedente, portando in evidenza la tendenza ormai presente in tutto il Paese a una progressiva riduzione dell’interesse verso l’Italia da parte dei flussi migratori di lungo raggio.

Tanti possono essere i fattori e dovremo ancora indagarli meglio. In primis la spinta delle Città che “fanno uscire” chi non riesce più a stare dentro a un sistema dove cambiamento climatico e crisi economica mordono forte. I paesi del fondovalle alpino e appenninico attraggono per il loro ambiente, la dimensione comunitaria, gli spazi dove far crescere i figli. Anche la pandemia ha influito ma non è l’unico fattore.

I paesi, se hanno adeguati servizi, sono attrattivi. Anche il digital divide, ridotto grazie a opportuni investimenti degli ultimi due anni, oggi non limita più come anni fa chi vuole telelavorare dai paesi. Il Rapporto Uncem sono 800 pagine di dati, non solo per Regione ma per ambito territoriale, analisi e approfondimenti. Di economisti, sociologi, amministratori, dirigenti pubblici. A scrivere il rapporto, coordinato da Luca Lo Bianco, sono Giampiero Lupatelli, Aldo Bonomi, Nando Pagnoncelli, Fabio Renzi ed Ermete Realacci, il Commissario Guido Castelli, Antonio Nicoletti, Giovanni Cannata.

Prefazione del Presidente Uncem Marco Bussone. Introduzione del Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli. Il Rapporto 2025 nasce nell’ambito del Progetto italiae del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri e attuato da Uncem per descrivere come si manifesta la contemporaneità nelle montagne italiane tra criticità, opportunità e nuovo protagonismo. Le montagne italiane raccontate attraverso la illustrazione delle dinamiche socioeconomiche che le caratterizzano e le strategie territoriali che le attraversano.

Nella prima parte, mappe e dati servono a evidenziare i caratteri della montagna e la geografia delle comunità territoriali, e le loro caratterizzazioni economiche e sociali, evidenziando i processi associativi in atto. Un quadro completato dalle riflessioni argomentate e informate sul percorso fatto dalla Strategia delle Aree Interne e sulla novità dei processi in atto connessi alla Strategia delle green Community, precedute da un approfondimento sui temi dello spopolamento e del neopopolamento che molto hanno a che fare con entrambe le strategie.

All’analisi delle strategie si connette anche l’approfondimento dedicato ai temi della governance, ulteriore affondo nella tematica delle green community, per esaminare le esperienze di governance in atto, inquadrare le politiche in un approccio più ampio e sistemico (il progetto Appennino Parco d’Europa) e quello relativo alla geocomunità delle piattaforme montane italiane che guarda anche alle differenze tra le Alpi e gli Appennini per evidenziare faglie e giunture e ragionare sulla prospettiva.

Completano il quadro l’illustrazione di una articolata indagine sulla opinione degli italiani riguardo la montagna. Il Rapporto è arricchito da box tematici (a partire da quello sulle fragilità e sul dissesto) e commenti, oltre che da tre appendici con testi di Papa Francesco e del Presidente Mattarella.

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