Truffa del finto dentista, coinvolto De Zuanne
Prima pagina, Tecnologia
6 Marzo 2026
Inconveniente per l'ex sindaco volpianese, in trasferta per lavoro: migliaia di finti messaggi inviati dal suo numero

Truffa del finto dentista, coinvolto De Zuanne

Probabile l'inserimento di un hacker nel suo account di WhatsApp da una rete wi-fi pubblica. Nessuno ha versato denaro

«Ciao, potresti prestarmi 870 euro? Devo pagare urgentemente il dentista e ho problemi con la carta. Te li restituisco stasera». Vedendo questo messaggio provenire su WhatsApp nientemeno che da Emanuele De Zuanne, ovvio che tutti i suoi amici e colleghi siano stati pervasi dallo stupore. Ma questa mattina l’ex sindaco volpianese non doveva affatto affrontare sedute odontoiatriche, e men che meno aveva bisogno di denaro: si è ritrovato coinvolto in una delle tante truffe che viaggiano sugli smartphone e a cui qualcuno, in buona fede, rischia di abboccare.

«Qualcuno ha addirittura chiamato a casa, non trovandomi, ma è stato avvisato che non era vero niente», spiega il consigliere di Città Metropolitana da Rimini, dove si trova per lavoro. Ignaro dell’invio massivo del messaggio dal suo account a migliaia di contatti, si è reso conto che qualcosa non andava quando ha cominciato a essere tempestato di richieste di chiarimenti. Un hacker è riuscito a prendere il controllo del suo account e a chi gli rispondeva, ha comunicato l’Iban di un conto corrente su cui versare la cifra. De Zuanne non ha perso un minuto: «Sono corso immediatamente dai Carabinieri per sporgere denuncia», spiega. Fortunatamente sono stati fermati per tempo tutti coloro che stavano cadendo nella “truffa del finto dentista”, altamente virale in queste settimane, ma l’inconveniente ha costretto De Zuanne a reinstallare la popolare piattaforma di messaggistica con l’aiuto di un tecnico. «Ho perso tutti i messaggi – aggiunge – ma ringrazio coloro che mi hanno aiutato a scoprire l’inganno, dovuto probabilmente all’inserimento come “dispositivo aggiunto” di quello di qualcuno che ha sfruttato una rete Wi-Fi pubblica».

Un episodio a lieto fine ma che dimostra quanto alta debba essere la guardia verso questo tipo di raggiri, oggetto da anni di campagne di sensibilizzazione delle Forze dell’ordine.

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