Parco fotovoltaico, il sindaco di Borgaro diserterà l’inaugurazione
Ambiente
18 Giugno 2026
Protesta contro la trasformazione in modo irreversibile di un'area che conservava da secoli la sua caratteristica agricola

Parco fotovoltaico, il sindaco di Borgaro diserterà l’inaugurazione

Gambino: «Regione e Governo avrebbero dovuto, e dovrebbero porre, dei forti limiti onde evitare che altre città e altri territori debbano patire la violenza subita dalla nostra Città».

«Non intendiamo partecipare all’inaugurazione in quanto si ritiene che il parco fotovoltaico abbia depauperato e irrimediabilmente danneggiato il patrimonio ambientale di Borgaro». Con questa dichiarazione ufficiale il primo cittadino Claudio Gambino ha formalizzato la netta protesta dell’Amministrazione comunale in merito al taglio del nastro della nuova infrastruttura energetica realizzata sul territorio comunale, lungo via Lanzo.

L’assenza dei rappresentanti del Comune alla cerimonia ufficiale di domani, venerdì 19 giugno, peraltro non è una prima assoluta. Già il 31 gennaio 2023 la seconda Amministrazione guidata da Gambino disertò a Mappano, nonostante l’invito ricevuto, la cerimonia per i dieci anni della legge regionale istitutiva del Comune. In quel caso l’assenza era dovuta alla contrarietà sulla procedura di scorporo delle frazioni che ricadevano non solo sotto Borgaro ma anche sotto Caselle, Leini e Settimo.

Le motivazioni del boicottaggio istituzionale

L’Amministrazione comunale ha espresso una posizione di totale distacco rispetto alla realizzazione dell’opera, evidenziando una frattura insanabile sia con i promotori privati del progetto sia con gli enti pubblici sovraordinati. Secondo quanto diffuso nella nota formale della municipalità, la decisione di non presenziare all’evento pubblico scaturisce da una valutazione puramente conservativa del territorio rurale residuo, considerato un bene non sacrificabile sull’altare della transizione energetica.

La tutela del territorio rurale e paesaggistico

L’esecutivo locale ha chiarito che l’insediamento sorge su un’area agricola di pregio che costituiva un patrimonio storico e identitario per la comunità. Questi sono i punti cardine del comunicato che articolano la protesta del sindaco di Borgaro:

  • Danno paesaggistico permanente: L’opera è localizzata in corrispondenza delle storiche porte di accesso della città, modificando in modo irreversibile un’area che conservava da secoli la sua caratteristica agricola.

  • Assenza di benefici locali: L’Amministrazione rileva il totale azzeramento di ricadute positive o vantaggi compensativi diretti sia per la cittadinanza sia per il bilancio comunale.

  • Impotenza degli strumenti urbanistici: Viene evidenziata l’impossibilità tecnica e legale di bloccare l’iter autorizzativo a causa della prevalenza delle normative nazionali vigenti sulle tutele locali.

  • Critica alla governance energetica: Si contesta l’operato degli enti superiori per la mancata imposizione di limiti stringenti a salvaguardia dei suoli coltivabili.

Il contrasto con la normativa nazionale

Gambino ha precisato lo scenario normativo entro il quale si è sviluppata la vicenda, evidenziando una forte limitazione dei poteri decisionali dei sindaci. Il progetto si è realizzato «malgrado la volontà contraria del Comune che però, a causa delle normative nazionali, non ha potuto in alcun modo impedirlo».

La protesta si configura di conseguenza come un atto di accusa formale contro i meccanismi normativi che scavalcano l’autonomia degli enti locali. «Riteniamo piuttosto un’operazione finanziaria fatta in “nome dell’ambiente” per la quale gli enti superiori come Regione e Governo avrebbero dovuto, e dovrebbero porre, dei forti limiti onde evitare che altre città e altri territori debbano patire la violenza subita dalla nostra Città come questa cicatrice indelebile» ha concluso il capo della Giunta cittadina.

Le caratteristiche dell’opera contestata

L’infrastruttura solare, al centro della dura controversia, consiste in un campo fotovoltaico da 3,5 megawatt situato alle porte dell’area metropolitana torinese.

Il progetto, sviluppato per conto di Blu Way (società del Gruppo RETE S.p.A.) e costruito dall’operatore torinese Coesa nel ruolo di EPC Contractor, prevede un successivo potenziamento estivo fino a 4 megawatt di picco, con l’integrazione di un sistema di accumulo a batterie di tipo BESS. Nonostante le rassicurazioni fornite dalle aziende circa la produzione annuale stimata in oltre 5 gigawattora di energia pulita e i benefici legati alla stabilità della rete elettrica territoriale, la contrarietà dell’Amministrazione comunale rimane totale e non negoziabile.

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