“No ai pannelli sui campi coltivati”: la battaglia di Coldiretti per il fotovoltaico sui tetti
Il presidente Bruno Mecca Cici richiama la sentenza della Consulta: il suolo serve per il cibo. "Le aziende agricole torinesi sono pronte a produrre energia pulita da stalle e fabbricati, ma servono meno vincoli".
TORINO – Salvaguardare i terreni destinati alla produzione alimentare e, allo stesso tempo, valorizzare il potenziale energetico delle stalle e delle cascine. È la posizione netta ribadita da Coldiretti Torino sul tema della collocazione degli impianti per le energie rinnovabili.
L’organizzazione agricola chiede di fermare il consumo di suolo per i maxi-impianti a terra e di incentivare invece la produzione di energia pulita direttamente nelle aziende, partendo dai pannelli sui tetti dei fabbricati e dai digestori di biogas alimentati con i reflui zootecnici.
Mecca Cici: “Possiamo coprire l’obiettivo regionale”
A spiegare i numeri e la strategia è il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici: “Come agricoltori siamo pronti a fare la nostra parte. La Regione fissa l’obiettivo a 4.891 MW e le nostre aziende, da sole nel Torinese, potrebbero coprirlo pienamente sfruttando tetti e biogas. Purtroppo agli agricoltori vengono posti troppi vincoli e costi di allacciamento alla rete, finendo per favorire i progetti d’occupazione del suolo promossi da grandi fondi d’investimento”.
A supporto di questa linea, Coldiretti richiama la recente sentenza n. 127/2026 della Corte Costituzionale, che ha confermato la legittimità delle norme che tutelano i terreni agricoli dagli impianti fotovoltaici a terra. “Una decisione di grande saggezza – commenta Mecca Cici – il suolo serve a produrre cibo, non possiamo coprirlo di pannelli”.
Lo stop all’agrivoltaico “di facciata”
L’associazione punta infine il dito contro i rischi di speculazione mascherata. “La componente agricola negli impianti agrivoltaici deve essere vera e generare reddito reale. Non basta rialzare i pannelli e mettere due arnie a margine del campo per giustificare un’attività agricola nei fatti inesistente”, conclude la presidenza di Coldiretti.

