«Cervellini di tutto il mondo, armatevi!»
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19 Aprile 2022
EDITORIALE. Per Gino Strada solo menti poco sviluppate potevano, nel 3° Millennio, pensare ancora alla guerra come una soluzione

«Cervellini di tutto il mondo, armatevi!»

Il commento del direttore sul dibattito in corso tra "favorevoli e contrari" al nostro coinvolgimento nel conflitto ucraino

«Solo dei cervelli poco sviluppati, nel 3° millennio, possono pensare alla guerra come uno strumento accettabile per la risoluzione dei conflitti». Se il titolo che parafrasa Marx sopra è mio, la frase dell’incipit sotto è invece di Gino Strada.

Il ricorso a tali personalità è per chiarire, se possibile almeno in questo umile spazio, che resiste un altro pensiero rispetto a quello dell’ineluttabilità della guerra, alla faccia di secoli di evoluzione del pensiero e dell’ultimo, che ha conosciuto i peggiori bagni di sangue e persino la possibilità, oggi più che mai viva, di scatenare un olocausto nucleare. Per questo – a domande come «… ti chiedo solo una cosa, a te e ad Orsini. Se a Putin si permette di ottenere ciò che vuole, chi gli impedirà di proseguire e riprendersi Georgia, Repubbliche Baltiche e poi magari Polonia, Moldavia etc? Domanda pacata e riflessiva, senza offendere la competenza che sfiora la chiaroveggenza di Orsini» – pacatamente, ci mancherebbe, rispondo.

Il quesito, con rispetto, e naturalmente dal mio punto di vista (che è quello di un pacifista convinto cui certo non piacciono gli scenari di geopolitica dove ancora recita la parte del padrone l’uso della armi), parte da presupposti sbagliati, o almeno, omissivi, cioè che non tengono conto, peraltro in punta di realpolitik, dei pregressi della stessa guerra. Del resto, se al “pazzo” nordcoreano passasse per la testa di riprendersi la Corea del Sud ed annettersi mezza Asia, chi potrebbe impedirglielo? È che si dovrebbe completamente ribaltare il discorso e e l’impedimento dovrebbe esser in punta di umanità, questa volta.

Se i popoli vedessero i “re nudi”, tutti, Putin compreso naturalmente, in un mondo in cui giusto solo per citare Neruda (e stavolta non scomodiamo Tolstoij) continuano a uccidersi e morire persone che nemmeno si conoscono per gli interessi di pochi, certo sapientemente ammantati di retorica e patriottismo a buon mercato, basterebbe solo dire «per questo tipo di soluzione non sono d’accordo, non sono disponibile…» ma dovrebbero farlo tutti. Quanti effettivi ha l’Orso Russo, 800mila? beh non ci sono più e via così…

So bene che tutto questo è ancora utopia e che ad una invasione belluina e fuori dal tempo è lecito rispondere anche resistendo. Rammento solo però che alla Resistenza Italiana – giunta dopo il ventennio fascista – gli aiuti alleati furono dati perché funzionali alla contestuale marcia verso Berlino. In ultimo, su Orsini: l’assurgere a chiaroveggente, con accezione negativa, di tale studioso è potuto avvenire solo in un paese dove certi media sanno solo metterla in caciara. Orsini, e non è il solo, fa parte di una schiera di gente competente per definizione (che si trova al vertice della didattica e della ricerca), che studia una situazione con metodi scientifici e non propagandistici.

Ricordo infine il (mio) professor Gallino, sociologo del lavoro noto in tutto il mondo e che diede una marcia in più alla riforma che portò la Germania ad essere locomotiva d’Europa. Renzi all’inizio del suo governo lo chiamò per dargli il benservito dopo pochi giorni e realizzare invece la “riforma” del JobAct. So infine che le comparazioni sono terreno impervio ma che per arrivare ad una sintesi cognitiva decente sono irrinunciabili, purché sempre in ambito scientifico e storico.

Sennò il rischio è che gli argomenti “vincenti” siano sempre quelli veicolati da orgoglio, pregiudizio ed ignoranza. Tre elementi esiziali, non certo per i “pochi”.

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