Cronaca nera, Prima pagina
2 Febbraio 2026
Svanita la pista del SUV nero, i ladri che hanno terrorizzato Nole sono ancora senza volto

Morte di Ida Pradotto, la casa torna ai familiari: «Per noi resta un omicidio»

A due mesi e mezzo dal dramma di via Circonvallazione, la Procura toglie i sigilli all'abitazione. L'autopsia conferma l'infarto: fu la paura a fermare il cuore di "Lalla

I sigilli non ci sono più. Dopo quasi ottanta giorni, la casa al civico 77 di via Circonvallazione è tornata nella disponibilità dei familiari di Ida “Lalla” Pradotto, la pensionata di 88 anni trovata morta nel suo letto il pomeriggio del 15 novembre. Un dissequestro che segna un punto di svolta formale nell’inchiesta della Procura di Ivrea, ma che riapre una ferita mai rimarginata per l’intera comunità nolese.

Il responso del medico legale

Non c’è stata violenza fisica diretta, ma la violenza psicologica è stata letale. I risultati dell’autopsia, confermati dall’avvocata di famiglia Arianna Corcelli, parlano chiaro: il cuore di Ida si è fermato per un infarto fulminante. La corporatura esile e quel timore ancestrale per i ladri che l’accompagnava da anni sono stati il mix fatale. Nessuna colluttazione, nessuna traccia di sangue: Ida è morta “solo” di paura, vedendosi i malviventi in camera da letto proprio nel momento in cui la credevano a messa.

Investigazioni al bivio: il SUV fantasma

Nonostante il minuzioso lavoro dei Carabinieri della Compagnia di Venaria e le decine di filmati delle telecamere analizzati, i colpevoli restano senza nome. Quel SUV nero, intercettato mentre si allontanava a tutta velocità da Nole e segnalato in altre zone del Canavese colpite da furti a raffica, sembra essersi volatilizzato nel nulla. Le tracce prelevate all’interno dell’abitazione sono l’ultima speranza scientifica per dare un volto ai “balordi” che hanno violato il santuario di via Circonvallazione.

La rabbia dei parenti

Per chi la amava, però, la distinzione tra infarto e omicidio resta un tecnicismo legale che non cambia la sostanza. «Viviamo in un incubo – ha raccontato a La Stampa – il nipote, Adriano Ricca –. Per noi resta un omicidio a tutti gli effetti. Mia zia era una donna sana, attenta a tutto. Se quei delinquenti non fossero entrati per razziare le sue stanze, lei oggi sarebbe ancora qui con noi».

Mentre la polvere si deposita in una casa ora troppo vuota, l’appello dei familiari resta lo stesso: non archiviare il caso come un banale furto finito male, perché sotto quel tetto è stata stroncata una vita.

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