Neurodivergenze: il sindaco di Caselle mette in dubbio le diagnosi Asl sui minori. È scontro aperto -VIDEO-
Il Caso, Video
30 Aprile 2026
Succede in Consiglio Comunale: il primo cittadino nel mirino per alcune frasi shock sulle certificazioni mediche. Scatta la segnalazione formale ai vertici della sanità locale, lui«Forse ho sbagliato nella comunicazione»»

Neurodivergenze: il sindaco di Caselle mette in dubbio le diagnosi Asl sui minori. È scontro aperto -VIDEO-

Giuseppe Marsaglia Cagnola accusa gli specialisti di "incredibile disinvoltura" nel rilascio delle diagnosi. La denuncia di Monica Belardi all'ASL TO4: «Parole che offendono le famiglie e delegittimano i medici».

Le neurodivergenze finiscono nel tritacarne della polemica politica. Durante il Consiglio Comunale del 27 aprile scorso, il Sindaco Giuseppe Marsaglia Cagnola ha sollevato dubbi pesanti sulle certificazioni rilasciate dall’ASL TO4, parlando di una «incredibile disinvoltura» nel diagnosticare disturbi del neurosviluppo e del comportamento nei minori del territorio.

L’accusa: diagnosi “troppo facili”

Secondo quanto emerso, il primo cittadino avrebbe collegato l’aumento delle diagnosi a un mero aggravio per le casse comunali, che devono finanziare il supporto educativo. Una valutazione, la sua, che non si limiterebbe ai confini di Caselle: Marsaglia Cagnola ha infatti rilanciato citando un analogo “sentore” che accomunerebbe diversi altri – ma non meglio precisati – colleghi sindaci del territorio. Il dibattito si è sviluppato a seguito di una delibera di variazione al bilancio contestata dall’opposizione, come puntualizza il consigliere Endrio Milano, «proprio perché mirava a togliere soldi dal welfare». La denuncia, partita da Monica Belardi e indirizzata alla Direzione Generale dell’ASL TO4, parla chiaro: banalizzare condizioni cliniche complesse riducendole a semplice “vivacità” è un atto lesivo per le famiglie e per il rigore scientifico degli operatori sanitari.

Scienza contro Politica

Il caso ora si sposta sul piano istituzionale. Da una parte la politica locale, preoccupata dai costi del welfare; dall’altra la comunità scientifica e le famiglie, che vedono messi in discussione percorsi diagnostici spesso lunghi e sofferti. Mettere in dubbio la professionalità dei medici dell’ASL TO4 significa scardinare la fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale.

Il tentativo di silenzio

Non meno grave il passaggio in cui il Sindaco avrebbe chiesto ai giornalisti presenti di non riportare le sue dichiarazioni, nonostante la seduta fosse pubblica e trasmessa in streaming. Un tentativo di “off-the-record” su temi di interesse pubblico che ha sortito l’effetto opposto.

Nota di Redazione: “La nostra redazione ha verificato i fatti consultando direttamente l’autrice della segnalazione, Monica Belardi, e visionando integralmente i filmati del Consiglio Comunale. Abbiamo inoltre interpellato la Direzione Generale dell’Asl TO4 e la direzione della Neuropsichiatria Infantile (NPI) per ottenere una replica ufficiale sul rigore dei percorsi diagnostici e siamo in attesa di riscontro.

Allo stesso modo abbiamo cercato ripetutamente il Sindaco Giuseppe Marsaglia Cagnola per raccogliere la sua versione dei fatti, sper tutta la mattina. In attesa di un contatto, gli rivolgiamo pubblicamente il quesito che le famiglie del territorio si pongono in queste ore:

«Sindaco, definire ‘disinvolte’ le diagnosi sulle neurodivergenze non rischia di far sentire abbandonate le famiglie che combattono ogni giorno per i diritti dei propri figli?».

Finalmente raggiunto telefonicamente, il sindaco Marsaglia Cagnola prova ora a correggere il tiro, ammettendo una carenza di informazioni: «Forse ho sbagliato modo di comunicare, anche perché non ero al corrente, e mi rammarico di questo, che l’aumento di queste diagnosi segua un trend nazionale che attesta la crescita del fenomeno». Una retromarcia che però non cancella il peso delle parole pronunciate in aula. Sulla controversa richiesta di non pubblicare le sue dichiarazioni rivolta ai cronisti, il primo cittadino si giustifica parlando di «argomenti delicati trattandosi di minori». Una spiegazione che non convince: il dibattito non riguardava singoli casi clinici o dati sensibili coperti da privacy, ma la validità stessa di un sistema diagnostico pubblico e le scelte di bilancio dell’Amministrazione.

 


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