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29 Maggio 2026
Nei guai tre diverse aziende: una autorizzata al trattamento dei rifiuti e due operanti nel settore dei trasporti

Traffico illecito di rifiuti bituminosi nel Torinese: 8 indagati dalla DDA

Scoperti falsi documenti e discariche abusive sui terreni agricoli

Al termine di una complessa e articolata attività investigativa, delegata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Torino ai militari del NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) di Torino, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di otto persone fisiche – di cui alcune gravate da recidiva reiterata e specifica – e tre società.

I reati contestati in concorso, a vario titolo, comprendono l’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, la gestione non autorizzata di rifiuti a matrice bituminosa con realizzazione di discarica abusiva e la falsità ideologica in atti.

Il “sistema” tra le aziende e i vincoli familiari

Le indagini, sviluppate anche mediante l’analisi della documentazione sequestrata e lo studio accurato dei flussi finanziari, hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un sistema integrato e ben collaudato tra tre diverse aziende: una autorizzata al trattamento dei rifiuti e due operanti nel settore dei trasporti. Secondo gli inquirenti, le realtà societarie erano tutte riconducibili a soggetti legati da vincoli familiari.

L’organizzazione avrebbe gestito illecitamente, nel periodo compreso tra il mese di novembre 2022 e il mese di giugno 2023, enormi volumi di fresato bituminoso proveniente dalla manutenzione dei manti stradali e autostradali nel territorio del Comune di Cumiana (TO).

Quasi 10mila tonnellate di rifiuti mai trattati

Secondo il quadro accusatorio cristallizzato nell’avviso di conclusione delle indagini, l’impianto preposto al recupero avrebbe ricevuto, da produttori che pagavano regolari tariffe per il corretto smaltimento, una quantità complessiva di 9.594,45 tonnellate di rifiuti bituminosi, per un volume stimato di circa 5.330 metri cubi.

Tuttavia, violando sistematicamente le prescrizioni della propria Autorizzazione Unica Ambientale, l’azienda non avrebbe mai sottoposto tali rifiuti ad alcun trattamento idoneo a farne cessare la qualifica di rifiuto, omettendo inoltre la suddivisione in lotti e le analisi chimiche previste dalla normativa vigente.

Falsi documenti e discariche abusive sui terreni agricoli

Al fine di conseguire un ingiusto profitto e occultare i traffici illeciti, gli indagati avrebbero fatto figurare cartolarmente l’uscita dall’impianto di oltre 2.071 tonnellate di tale materiale, classificandolo falsamente come “materia prima secondaria”. Per i trasporti verso le destinazioni finali venivano impiegati in modo promiscuo i mezzi e il personale delle società indagate, utilizzando Documenti di Trasporto (DDT) volutamente compilati in modo incompleto per impedirne il tracciamento e nascondere la reale ubicazione dei depositi.

I rifiuti, mai trattati, venivano così trasportati e scaricati direttamente su terreni agricoli e aree non autorizzate nella disponibilità degli indagati. Qui il fresato veniva livellato e messo definitivamente a dimora – a volte persino occultato sotto strati di terra – realizzando di fatto delle vere e proprie discariche abusive in totale assenza di concessione.

Si precisa che il presente procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari, per cui ogni valutazione è da considerare allo stato degli atti, nel rispetto della presunzione di innocenza e fatte salve le successive valutazioni di merito.

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