Spermiagrumi, “20.000 Passi”: il nuovo singolo di psichedelia demenziale
Aperto un crowdfunding su Eppela per consentire la stampa del disco, su un materiale compatibile con la somma raccolta: cd, vinile o Stereo 8
Chi l’ha detto che il jogging mattutino faccia bene alla salute? Correre alle quattro del mattino indossando una canottiera casuale, pantaloncini dell’adolescenza e pesanti stivaletti col carro armato alto non è l’inizio di una sessione di benessere, ma la genesi di un collasso fisico e psicologico indimenticabile. È proprio questo spunto spiazzante a inaugurare l’ascolto di “20.000 Passi”, il nuovo e delirante singolo degli Spermiagrumi che scardina l’ipocrita retorica del salutismo contemporaneo per trasformarla in una sinfonia dell’esaurimento muscolare.
Dopo soli tre minuti di illusione atletica i buoni propositi si infrangono rovinosamente sui propri evidenti limiti biologici, come evidenzia anche il videoclip fresco di pubblicazione su Youtube girato in un parco. Il brano precipita così in un loop ipnotico, un’ossessione numerica dettata dai dati schizofrenici e contrastanti del contapassi dello smartphone.
Dall’estetica dell’assurdo alla strutturazione pop
I tre funamboli della provocazione sonora – virtuosi delle sette note – non sono certo degli sconosciuti per il pubblico più attento alle derive goliardiche della penisola:
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Stiv Kaz, nickname del cantautore borgarese Daniele Chiarella, già noto alle cronache underground per le sue incursioni soliste ricche di dissacrante ironia;
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Max Turbo, sezione ritmica e propulsore del groove;
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Lucas Borracchio, pilastro fondamentale delle architetture sonore del gruppo.
Se in passato il trio ci aveva abituati a lunghe e destrutturate sessioni nate dalla pura estetica dell’assurdo, con “20.000 Passi” la band incanala l’anarchia compositiva all’interno di una forma canzone più definita e fruibile, senza tuttavia perdere un briciolo della propria proverbiale e corrosiva identità.
Il valore dell’improvvisazione pura
Il vero marchio di fabbrica del trio resta la libera improvvisazione musicale. Gli Spermiagrumi possiedono la rara capacità di trasformare un’intuizione estemporanea in un vero e proprio saggio di psichedelia demenziale. La stratificazione sonora non è mai banale: i musicisti dialogano tra loro con un interplay sorprendente, dove l’apparente caos testuale si sposa perfettamente con una tecnica strumentale tutt’altro che improvvisata, capace di catturare l’attenzione anche dei palati più colti e refrattari alla musica demenziale.
Dal “Balconcino” alla stampa del disco: i punti chiave del progetto
Chi ha avuto il privilegio di frequentare il celebre “Concertino dal Balconcino” di Torino durante la passata festività del 1° Maggio ha potuto assistere a una dissacrante anticipazione dal vivo di questo brano. Quella eccezionale comparsata sul ballatoio più iconico del capoluogo subalpino aveva già mostrato il potenziale esplosivo della traccia, lasciando il pubblico estasiato e desideroso di una release ufficiale.
Per riassumere l’attuale percorso artistico della band e comprendere la portata di questo lancio, è possibile isolare alcuni elementi fondamentali:
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La discografia precedente: Il nuovo singolo si inserisce nel solco tracciato dai precedenti e acclamati album in studio “Petus” e “Zoppas”, pietre miliari del loro personalissimo repertorio.
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La campagna di crowdfunding: Per consentire la stampa fisica di questo nuovo e delirante capitolo discografico, i tre musicisti hanno attivato una raccolta fondi sulla piattaforma Eppela, fissando un obiettivo economico di 1500 euro.
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I formati collezionabili: La generosità dei sostenitori determinerà il supporto materiale su cui il disco vedrà la luce, spaziando dai classici CD e vinile fino a un esotico e feticistico formato Stereo 8.
Un manifesto contro il salutismo moderno
In conclusione, “20.000 Passi” degli Spermiagrumi non è semplicemente un brano comico, ma un raffinato e spietato manifesto contro le nevrosi della società della performance. Una traccia consigliata a chi ama la musica che sa osare, ridere di se stessa e, soprattutto, decostruire i cliché della quotidianità attraverso il filtro geniale dell’improvvisazione.

