«L’autocertificazione non basta» Il controllo a Pelizzari “come a Massimo Troisi”
Cronaca
11 Maggio 2020
Il racconto del folksinger tra il surreale e l'esilarante

«L’autocertificazione non basta» Il controllo a Pelizzari “come a Massimo Troisi”

Il noto musicista fermato mentre tornava a casa dal lavoro

Dopo venti minuti di alacri controlli degli agenti che l’hanno fermato mentre tornava a casa dal lavoro, una convinzione: «quella che l’autocertificazione per i movimenti in tempo di Covid 19 non basta». Il resoconto dell’episodio, tra il surreale e l’esilarante come è nello stile tipico di Daniele Pelizzari, folksinger di razza che sull’ironia e sulla satira ha spesso basato i suoi testi, oltre a ricordare la famosa scena nel film Non ci resta che piangere del “fiorino” di Roberto Benigni e Massimo Troisi a un varco doganale del «quasi 1500», offre certamente spunti di riflessione sul rapporto tra norme dei decreti sull’emergenza coronavirus e buon senso, loro interpretazione e applicazione, ma anche sull’attuale dibattito sulle libertà – sebbene giustificatamente e temporaneamente si spera – decisamente compresse.

Il resoconto

Erano due. Ho subito detto che stavo tornando dal lavoro, cioè la verità, infatti stavo tornando dal lavoro, un lavoro regolare, non un lavoro in nero. «Ha qualcosa che attesti che lei sta veramente tornando dal lavoro?» Ho l’autocertificazione. «Documenti, che lavoro svolge? Ha un tesserino, un badge, che attesti che lei svolge il lavoro che dice?» Il mio lavoro non prevede tesserini, comunque ho qui l’autocertificazione. «Dobbiamo appurare che lei sta veramente tornando dal lavoro, chi l’ha assunta?» Il mio datore di lavoro. «Non ha nulla con sé che attesti che lei svolge il lavoro che dice di svolgere? » Ho l’autocertificazione. «Ha un foglio ore dove dichiara le ore che ha lavorato?» Sì, ma lo compilo a fine mese. «Ha un contratto?» Sì, ma ce l’ho a casa. «Ha una busta paga?» Le buste paga le ho a casa insieme a tutte le documentazioni inerenti al mio lavoro. «Chi la paga?» Mi paga il tale ente. «Non è chiaro, lei che studi ha fatto per svolgere il lavoro che dice di svolgere?» Vuole parlare con qualcuno che la rassicuri? «Da quanto tempo svolge questo lavoro?» Vuole che la porti dal signor X da cui sono appena stato a lavorare? «Dobbiamo accertarci». Risalite alla mia posizione contributiva dal mio codice fiscale, lì troverete conferma riguardo al lavoro che svolgo. «Chiamo in centrale e faccio eseguire un controllo». Bene. «Dalla centrale mi dicono che non risulta». Come non risulta? «Non risulta, forse il collega non ha guardato bene, ha modo di provare in altro modo che lei svolge l’attività di cui sopra?» Ho l’autocertificazione. «Così non c’è certezza» Vuole seguirmi fino a casa che le faccio vedere il contratto di lavoro? «Non possiamo, faccia una telefonata a coloro per cui lavora e mi faccia parlare con qualcuno, anzi mi dia il numero». Ecco il numero. Senta (dico a quello dei due che non sta telefonando) a questo punto mi spiega a che cosa serve l’autocertificazione se voi mi tenete qui da 20 minuti? Ho firmato un foglio in cui dichiaro che sto tornando a casa dal lavoro e in cui specifico la sede in cui ho svolto la mia attività, avete preso i miei dati dalla carta di identità, avete la targa dell’auto, ora perché non mi fate proseguire e poi con calma fate i vostri accertamenti e se scoprite che ho dichiarato il falso mi mandate una sanzione o mi venite a prendere a casa? Eh Perché vede, in caso contrario, viene fuori che l’autocertificazione e’ carta da culo, non le pare? «Signor Pelizzari, ho parlato con un suo collega, le faccio mandare sul cellulare una foto di una sua busta paga, mi dia il numero per cortesia», Eh no, non uso lo smartphone io, qua sopra il mio telefonino non mi arriva proprio niente sa? «Non importa, la faccio arrivare sul mio». Poi, prima di farmi andare finalmente via, gentilmente mi spiegano che sì, ho ragione, in teoria dovrebbero ritirare l’autocertificazione e fare in seguito i controlli sulla veridicità della stessa ma hanno invece ricevuto ordini di fare accertamenti sul posto perché se tornano alla base la sera con un malloppo di autocertificazioni da controllare il giorno dopo dove trovano il tempo di fare i posti di blocco? Tutto questo per dire che l’autocertificazione, in caso di spostamento per motivi di lavoro, non basta. Bisogna portarsi appresso una busta paga. Che è come dire che uno autocertificandosi… non autocertifica niente.

Daniele Pelizzari*

Operatore sanitario. musicista e autore 

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