I carabinieri di Torino restituiscono all’Archiginnasio di Bologna un rarissimo opuscolo di Ulisse Aldrovandi
Cronaca
2 Marzo 2026
Recuperato dal Nucleo TPC di Torino l’unico esemplare censito in Italia delle “Odae Felices” del 1588

I carabinieri di Torino restituiscono all’Archiginnasio di Bologna un rarissimo opuscolo di Ulisse Aldrovandi

Il volume, disperso dopo i bombardamenti del 1944, è stato rintracciato dai militari in un mercato antiquario internazionale tra la Svizzera e gli Stati Uniti

Un tassello prezioso della storia bibliografica italiana torna a casa. Il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Torino ha restituito ufficialmente alla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna il rarissimo opuscolo “Odae felices, per Nicolaum Nomeseium”, stampato a Roma nel 1588. Si tratta di un pezzo di eccezionale valore: ad oggi, l’unico altro esemplare censito al mondo è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.

La scoperta: un “visto d’ingresso” sospetto

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, è scattata a fine 2024. Un privato aveva richiesto all’Ufficio Esportazione della Soprintendenza di Torino un “Certificato di Avvenuta Importazione” (CAI) per sdoganare il testo come bene rientrato in Italia.

L’occhio esperto dei funzionari e dei Carabinieri del TPC si è però posato su alcuni dettagli rivelatori presenti sul frontespizio:

  • Un timbro parzialmente leggibile.

  • La nota manoscritta «Ulyssis Aldrovandi et amicorum», tipica dei volumi appartenuti al celebre naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605).

  • Una sigla a matita “UA”, identificata dai bibliotecari bolognesi come la segnatura apposta nel XVIII secolo da Lodovico Montefani Caprara per catalogare il fondo Aldrovandi.

Il viaggio transoceanico del bene rubato

Le investigazioni hanno permesso di ricostruire un incredibile “giro del mondo” del reperto. L’opuscolo faceva parte della donazione del Marchese Aldobrandino Malvezzi de’ Medici (1931), ma se ne erano perse le tracce dopo i bombardamenti del 1944 che colpirono il Palazzo dell’Archiginnasio.

Prima di tornare in Italia, il libretto era passato per il mercato antiquario di Zurigo, per poi approdare in una libreria specializzata negli Stati Uniti, dove era stato acquistato da un collezionista emiliano, ignaro della provenienza illecita. Il tempestivo sequestro dei Carabinieri ha impedito che l’opera venisse nuovamente venduta all’estero, scomparendo definitivamente dai radar nazionali.

Un ritorno alle origini

L’opera torna oggi a far parte del monumentale patrimonio dell’Archiginnasio (oltre 1,3 milioni di pezzi). Il successo dell’operazione sottolinea l’importanza della catalogazione storica: quel piccolo segno a matita “UA”, tracciato oltre due secoli fa, è stato la prova regina per strappare l’opuscolo al mercato clandestino e restituirlo alla fruizione pubblica.

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